Prima di affrontare questa recensione, voglio spiegare un paio di cose.
In questo articolo non troverete né festeggiamenti, né riferimenti ad un mio particolare odio verso Joffrey, anzi tanta, tantissima pena per questo personaggio, che fondamentalmente è anche un po’ incompreso.
No, non sono pazza, ma non lo considero nemmeno uno tra i miei personaggi preferiti.
Durante la lettura ho sviluppato questo sentimento tra la compassione e la pena, che mi ha accompagnata fino alla sua morte ed oltre. La motivazione, che non traspare limpidamente nella serie, è che Joffrey è completamente privo di senno, in senso patologico.
Martin si è concentrato molto sulle malattie mentali in tutta la saga e citandolo “quando nasce un Targaryen, gli dei lanciano una moneta: potrebbe nascere folle o sano.”, capiamo come l’essere figlio dell’incesto abbia influito su di lui. A prescindere da questa ragione, una madre apprensiva, incapace di riconoscere la sua follia, ed un padre che lo ha educato alla violenza, senza mai amarlo, hanno fatto il resto.
Detto ciò, ecco perché non odio Joffrey, come odio un Gregor Clegane o un Ramsay Bolton, pardon Snow.
Ora sì sa, per Martin i matrimoni sono un avvenimento terribilmente speciale. Come cita Illyrio Mopatis “Un matrimonio Dothraki senza almeno tre morti è visto come noioso e di cattivo auspicio.” E Martin sembra prendere questa frase alla lettera.
Comunque, al contrario delle mie aspettative, nelle quali la puntata si sarebbe concentrata quasi solo sul Purple Wedding, la scena si apre con un -non proprio- vecchio amico, Ramsay Snow.
Il bastardo (sta a voi giudicare il senso della parola) si diletta in un gioco a lui assolutamente gradito, dove lascia che la giovane Tansy, sia rincorsa dalle sue “ragazze” (i suoi cani da caccia, davvero, non dimenticateli), Myranda, sadica quasi quanto lui, il povero Theon e se stesso.
La mal capitata viene sbranata dai suoi cani, sotto gli occhi divertiti di Snow e quelli impassibili della ragazza, mentre Theon soffre alla vista del corpo martoriato.
La scena rende di gran lunga quanto disumano sia questo personaggio, la sua brutalità supera i limiti, ma questo l’abbiamo scoperto già nella stagione passata.
Non mi aspettavo che tanta spietatezza fosse trasposta sullo schermo, ma lo trovo giusto: Ramsay sarà capace di cose ben peggiori, in un futuro non troppo lontano, a spese di un personaggio a me tanto caro -oltre Theon, sia chiaro!-.
A Dreadfort, torna suo padre, Roose Bolton, in compagnia di sua moglie, Fat Walda, Locke (colui che ha tagliato la mano a ser Jaime Lannister) e tutti i suoi uomini.
Il nuovo protettore del Nord si lamenta del lavoro compiuto dal figliastro, di fatti -per quanto molti lo odino- Theon Greyjoy rappresenta un ostaggio importante e averlo “addomesticato” in quella maniera, lo rende completamente inutile.
Infatti, l’erede di Pyke non è più considerabile come il personaggio che abbiamo conosciuto nelle prime due stagioni, ma Reek, niente più che un reietto privo di coraggio e ci vorrà molto tempo, prima di ritrovare il suo sangue Greyjoy/Stark, che voi preferiate.
Lo dimostra la scena del rasoio, dove Ramsay gli comunica con un sorriso divertito, che Robb Stark sia morto. Queste parole lo distruggono, Robb è sempre stato un fratello minore per Theon, il suo migliore amico e l’idea che sia morto lo devasta completamente.
“I’ve should have been with him, where was I? I should have died with him./ Sarei dovuto essere con lui, dove ero? Sarei dovuto morire con lui."
Queste parole mi hanno sempre fatto pensare che se Theon non fosse mai tornato a casa, probabilmente le cose sarebbero state diverse per Robb e che non sarebbe morto, non per il tradimento da parte dei Greyjoy, ma perché Theon l’avrebbe difeso (ma io sono una fangirl disperata, si sa).
Theon avrebbe potuto sgozzarlo, sarebbe morto in seguito, una liberazione per lui, ma ormai è troppo vigliacco persino per morire (c’è un corrispettivo diverso in aDwD, dove fa un ragionamento simile e sono convinta che Martin l’abbia voluto replicare).
A favore della trasposizione televisiva, rispetto a quella letteraria, voglio dare un A++ a Martin: infatti, ho adorato quanto sia tangibile la delusione di Ramsay, di non essere considerato un Bolton da suo padre, sebbene l’abbia trattato da subordinato, affidandogli parecchie responsabilità, che, però, si dimostra aver deluso, a causa dei suoi modi poco ortodossi, e direi.
La sua frustrazione deriva dall’essere un bastardo, di non essere riconosciuto e questo peggiora assolutamente i suoi modi. Di fatti, non appena il proprio padre gli comunica il suo disappunto, per cosa abbia fatto a Theon: “I placed far too much trust in you.” (ti ho dato troppa fiducia), lui fa di tutto per dimostrargli quanto in realtà sia stato bravo, rivelandogli di sapere che Bran e Rickon Stark siano vivi e che -tecnicamente- il suo diritto ad essere protettore del Nord, non sia più tale.
Locke viene inviato a cercarli a Castle Black e Ramsay sembra aver ricevuto un semi-approvazione, ma sappiamo tutti che i suoi “daddy-issues” non finiranno qui.
E almeno per questa puntata, io ho avuto la mia dose di Theon settimanale, quindi avrei potuto chiudere qui, ma no, abbiamo un matrimonio a cui partecipare.
Intanto, a King’s Landing, Jaime Lannister si preoccupa più della sua mano, che del matrimonio a cui deve presenziare.
Il Kingslayer si rende conto di quanto sia improbabile mantenere il suo posto di capitano della Guardia Reale, in quanto possegga più lo stesso talento con la spada di una volta (ricordiamoci che Jaime è -o era- il miglior spadaccino del Westeros e dell’Essos, senza offesa!).
Tyrion gli propone di allenarsi con qualcuno che non parli delle sue effettive difficoltà, in tal modo, Jaime paga Bronn, ma sinceramente questa è una cosa che mi ha lasciata perplessa.
Sono spesso contraria a questi cambiamenti di trama, non perché non rispettino quella originale -beh, un po’ sì- ma perché li trovo delle volte incoerenti.
Sinceramente, vedo possibilissimo un Bronn ubriaco che se lo lasci scappare durante delle chiacchiere da osteria “Lo sterminatore di re non riesce nemmeno a tenere in mano una spada!” *risate generali* wait what?
Nella versione originale, era Ilyn Payne (ricordate?), il boia muto, l’unico capace di mantenere un segreto a Westeros, ma almeno ci godremo qualche battutina di Bronn, che non fa mai male.
Iniziamo a vedere le prime luci del matrimonio: viene organizzato un banchetto per celebrare Joffrey con i suoi regali di nozze.
In realtà, la festa ci permette di conoscere un nuovo personaggio: Mace Tyrell, padre di Margaery.
Non sono felicissima della scelta, o meglio, lo trovo imbarazzantemente adorabile, con quel faccione tondo, il naso all’insù e le guanciotte, cosa che non mi aspettavo, specialmente con un personaggio così inutile, al quale probabilmente mi affezionerò.
Ovviamente, non è solo questo, durante la presentazione dei Doni, Tyrion offre a Joffrey un prezioso libro in regalo, del quale, il re sembra onorato.
Per chi avesse letto i libri, o si fosse spoilerato la sua morte, quel momento serviva a pensare “oddio, sono proprio cattivo a gioire che schiatti, forse è cambiato.”, invece no, due secondi dopo inizia a farlo a pezzi con la spada in acciaio di Valyria, che Tywin gli regala: Widowswail, spada gemella di quella a Jaime (che avrà maggior importanza durante la stagione).
Durante il banchetto, Cersei comunica al padre chi sia Shae, cosa che Tyrion sa, porterà guai (ricordate Tysha? anche Tyrion la ricorda bene).
Il folletto decide di separarsi dal suo amore e spedirla a Pentos, pur di proteggerla. Non pensiate che Tyrion lo faccia perché sa di trovare un’altra concubina, è davvero innamorato di lei e tutto quello che fa, è per proteggerla.
Ma allontaniamoci per un attimo da King’s Landing, per raggiungere Dragonstone. Luogo che sembra tetro e creepy, illuminato solo dai roghi per il Signore della luce: R’hllor.
Troviamo Melisandre, Stannis, consorte e i suoi uomini impegnati a pregare dinnanzi un rogo. La povera vittima è Axel Florent, fratello di Selyse (moglie di Stannis), il quale è accusato di non essersi convertito al Dio del suo re.
Credo che Martin ci abbia voluto dimostrare un aspetto della religione, che va oltre la semplice preghiera, sfociando nel fanatismo e come ciò abbia sedotto anche il più duro e imperturbabile degli uomini. Melisandre è l’unica che creda in Stannis, considerandolo il nuovo Azor Ahai (se non avete familiarità con questa parola, cercatela, perché sarà molto importante da qui in avanti, ma vi basti sapere che sia un moderno Eroe/Messia, detto in parole povere).
Personalmente non credo sia lui, ma questo è un discorso lungo, intanto c’è un’altra persona che crede in Stannis, che prova a fargli ritrovare il senno: Davos.
Il capitano della sua flotta tenta in ogni modo di allontanarlo dal lato oscuro, rappresentato da Melisandre. La morte di Axel è assolutamente immotivata, ma Stannis sembra non vedere questo particolare. Vi sarà chiaro di quanto odi Melisandre e non è perché abbia ucciso deliberatamente Renly (no, affatto!).
La sua funzione in questa puntata, però, è assolutamente rilevante, infatti spiega alla piccola Shireen le basi della religione ormai professata da tutti a Dragonstone (non ricorda un po’ le persecuzioni cristiane?), esistono due dei: il signore della luce, il bene, ed il signore delle tenebre, il male. Per quanto sia scettica nei suoi confronti, è però l’unica religione che -per ora- ci ha dato modo di vedere una dimostrazione fisica e tangibile (le ombre e le visioni nel fuoco di Melisandre, oltre che alle varie resurrezioni di Beric Dondarrion).
Altra religione che pare ci dia una prova, è quella degli Antichi dei.
Bran sembra trovarsi più a suo agio nei panni del suo metalupo, che nei propri, lasciando scettici e preoccupati Meera e Jojen Reed.
Durante il loro cammino, il giovane Stark nota una figura familiare, un albero del cuore, del tutto identico a quello presente nel giardino degli dei a Winterfell.
Avvicinandosi ad esso, ha delle visioni sconnesse, legate per similitudine a quelle di Daenerys della seconda stagione: un corvo a tre occhi, suo padre, le segrete di Winterfell, la Barriera, i White Walkers, il trono coperto di neve, i draghi sorvolare King’s Landing.
In un altro momento dei libri, Bran ha ricevuto visioni abbastanza diverse, visioni che non hanno mostrato semplicemente il futuro, ma anche il passato di un determinato posto di Westeros, questo mi ha fatto pensare che queste non siano per forza riferite al futuro.
Quindi, amanti di Daenerys, non cantate vittoria, la madre dei draghi non è detto che raggiunga Westeros! *viene colpita da verdura marcia*
Anzi, personalmente le premunizioni di Bran, mi hanno fatto pensare a qualcosa di completamente diverso, l’arrivo dei white walkers a King’s Landing o Jon Snow sul trono (con la dimostrazione che sia lui l’Azor Ahai).
***
E ora, finalmente ci siamo! Che il Purple Wedding abbia inizio!
L’idea di posizionarlo alla fine, fa salire decisamente l’hype e ho apprezzato la scelta, benché abbia reso la puntata un po’ lentuccia, ma niente di drammatico.
La cerimonia è stato un unico Natalie Dormer appreciation-moment, seriamente, come si fa ad essere così meravigliose? Natalie, insegnamelo.
Costumi spettacolari, ambientazione oserei dire perfetta e lo scambio dei mantelli mi commuove sempre un po’ (le tradizioni, sono le tradizioni).
Direi che non ci sia molto di cui parlare, se non il ritorno un po’ alle origini capricciose di Sansa, cosa che non è che abbia apprezzato. Ora la Stark sa cosa significhi vivere con i propri aguzzini e non è certo vittima della sindrome di Stoccolma, ma date tempo al tempo, maturerà ancor di più in futuro.
Durante i festeggiamenti troviamo delle Guest Star che aspettavo da tempo: se non li avete riconosciuti sono i Sigur Ros -e se non li conoscete, ascoltateli- ovviamente mi riferisco ai musicanti che vengono colpiti da Joffrey (poor Jonsì).
La festa non viene goduta come un vero e proprio banchetto, ma come un mosaico di scene e dialoghi esplicativi tra i personaggi.
In primo luogo, vorrei precisare una cosa: non c’è stato mai niente tra Oberyn e Loras!
Questa cosa mi tocca molto nel profondo, perché Loras non ha avuto nessun altro che Renly e questa deformazione non necessaria del personaggio mi urta del tutto (when the sun has set no candle could replace it, è una sua citazione che non verrà mai detta, ma che esprime quanto davvero amasse Renly, da non riuscir a trovare nessun altro alla sua altezza).
Dopo questo sfogo, torniamo ai personaggi ancora vivi.
Innanzitutto, vorrei segnalare quando Olenna dà le condoglianze a Sansa, ecco, per quanto non degno di nota come momento, non date per scontata quella situazione, just saying.
Un’altra deformazione è legata a Brienne e il suo precoce amore per Jaime. Non riesco a capire come sia possibile che ogni personaggio innamorato di Renly, lo dimentichi così facilmente, nella serie. In realtà, Brienne non è ancora consapevole che la gratitudine, che prova per Jaime, sia l’inizio di un sentimento più forte.
Cersei, così, presa dalla gelosia, sbatte in faccia la “dura” realtà a Brienne e il gemello della regina reggente sembra subire lo stesso trattamento da Loras. Infatti, le sue minacce gli vengono ritorte contro, venendo colpito da quello che è il suo destino: non poter sposare l’unica donna che abbia mai amato.
Queste frecciatine fanno da apertura a quello che sarà il rapporto un po’ difficile e burrascoso tra questi due personaggi, fondamentalmente identici.
E per una volta, devo ammettere, che Oberyn abbia rispecchiato le mie aspettative. Le parole velenose riservate a Tywin e Cersei, sembrano aver colpito nel segno, lasciandoli senza fiato.
Oberyn ha un’arma pericolosa dalla sua, Myrcella, promessa sposa a Trystan Martell, sembra quasi essere diventata un ostaggio, a questo punto della storia.
(S)fortunatamente, riusciamo ad avere un assaggio della festa, il re infatti allestisce uno spettacolo di nani, rappresentanti l’ “A Clash of Kings”: se stesso, Renly e Stannis Baratheon, Balon Greyjoy e Robb Stark a cavallo di ciò che li rappresenta (nella versione libresca, invece ci sono dei maiali).
Questo non schernisce solo Tyrion, ma anche parte dei suoi ospiti, Sansa, la stessa Margaey e la sua famiglia.
Il folletto è l’unico a prendersi briga di fermare l’atroce spettacolo, che sembra divertire solo Joffrey e Cersei, lasciando attonita e vuota Sansa (ricordiamo: “My skin has turned into porcelain, ivory, steel /la mia pella è diventata di porcellana, d’avorio, d’acciaio.”), un’inquadratura che spiazza, i suoi occhi immobili sul nano che finge di esser il fratello morto, qualcosa che fa male a guardarsi.
Ma Joffrey sembra non aver finito, dopo la farsa, invita suo zio a sfidare i nani, umiliandolo di fronte a tutti i suoi invitati, ma il folletto sembra non voler tenersi nulla, nemmeno durante le nozze del proprio nipote, rispondendogli a tono, causando la sua folle ira.
Per quanto Margaery cerchi di portare la pace, Joffrey sembra non averne abbastanza chiedendogli di diventare suo coppiere, determinando così la sua morte.
L’ansia è tangibile, ogni momento sembra adatto per celebrare la sua aspettata morte, Martin è stato spettacolare, ci sono più e più istanti nei quali sembri che Joffrey stia per soffocare, ma ci dimostra che il momento sia destinato per gli ultimi minuti della puntata.
Ed è sua moglie a dare l’allarme, credo che questa, per quanto non violenta, sia una delle morti più spettacolari in tutta la saga. Interpretata magistralmente, la sua quasi onnipotenza smontata da una coppa di vino, il suo soffocamento, lo sguardo e le braccia rivolti a chi pensava fosse l’artefice della sua morte, Jack Gleeson, con la sua espressività, la sua risata maligna, sarà una grande perdita nel cast di Game of Thrones (perché per quanto diciate, ci piace odiare Joffrey).
Ho adorato la maniera in cui sia stata trasposta la scena, un padre, più che padre, un comandante che tenta di salvare il proprio re ed una madre straziata dal dolore. La scena è assolutamente perfetta, non riesco a trovare aggettivo più adatto.
Ed un ultimo sguardo su Tyrion, impreparato, sconvolto (come d’altronde tutti), mentre Cersei urla disperata.
Non pensate che però la risposta sia così banale, siamo così poco furbi da pensare davvero che sia stato Tyrion? Questo matrimonio sembra più “Un invito a cena con delitto”, tutti, davvero tutti, hanno un movente e la soluzione è ancora lontana.
(scusate il turpiloquio, ma dovevo celebrare il Purple Wedding da me)
xx

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