lunedì 21 aprile 2014

Game of Thrones 4x03 “the Breaker of Chain”

Questa puntata ha superato di gran lunga le mie aspettative, sebbene fossero assolutamente basse, e di questo sono largamente felice.
In genere, dopo una puntata col botto, è difficile riuscire a mantenere lo standard alto, episodi come il Purple Wedding o il Red Wed sono impossibili da replicare, ma ciò nonostante “the Breaker of Chain” rimane una puntata di grande rispetto, o almeno, a me è piaciuta abbastanza.

Iniziamo a salutare Jack Gleeson, il suo nome compare per l’ultima volta nei titoli di apertura. Ciao, piccolo folle mostriciattolo, ci mancherai, immensamente!

Non dilunghiamoci su cose di così bassa portata, ma addentriamoci nella storia.
L’episodio riparte da dove l’avevamo lasciato, Cersei accusa Tyrion di aver assassinato il proprio bambino, Sansa trascinata via da ser Dontos e gli invitati alle nozze nel caos.
L’ex regina reggente -we have a new queen, now!- sembra notare subito l’assenza della giovane Stark e Tywin, unica mente fredda al momento, ordina di cercarla e che nessuno lasci la città.
La povera Sansa non sta cosa stia succedendo, ma nonostante ciò, si affida alle parole -non così rassicuranti- di Dontos, dopotutto, niente potrebbe essere peggio di King’s Landing.
Devo ammettere che la fuga è stata proprio come me la immaginavo, lo scenario, le scalinate che portano alla piccola barca, il tramonto, tutto. Mi è sembrato quasi che la scena fosse stata partorita dalla mia testa, forse per questo sono stata tanto magnanima sul giudizio della puntata, but who cares?
Ad ogni modo, scopriamo subito che Dontos non è mai stato la mente dietro questo piano - ma va?- ma che il mandante era proprio Littlefinger, cosa che si poteva già intuire dalla stagione precedente.
Tutto questo può produrre sicuramente sgomento, ma non sconvolgiamoci più di tanto, per quanto Baelish sia affamato di potere, paradossalmente, la cosa che più desidera rimane la primogenita Tully, e in sua assenza, Sansa rimane l’unica cosa che le possa somigliare.
Le cose sono davvero come sembrano, Littlefinger l’ha salvata da una vita di dolore e umiliazione, da una futura e certa persecuzione, perché Sansa rimane una dei maggiori sospettato.
Nonostante l’orrore nel vedere Dontos ucciso davanti ai suoi occhi, la giovane sembra fidarsi dell’affascinante Baelish, il quale usa le parole giuste per rassicurarla.
In un’altra situazione, probabilmente, nemmeno io avrei riposto fiducia in un personaggio simile, ma non posso dire altro, se non che questa sia una delle storyline che preferisco.
Inoltre l’ingenua Sansa potrà imparare tanto, TROPPO, da Littlefinger e diventare molto più scaltra.
 Sono sicura che da “Key of the North”, potrebbe diventare anche la nuova “Queen in the North”, ma questo lo sapremo non appena Martin sfornerà il prossimo libro.

Ed ora passiamo alla parte che ho preferito in questo episodio. Ecco la -mia- regina in lutto, un lutto che ci appare vero. Ora, per chi pensi che Margaery sia una doppiogiochista, via! Non vi voglio nel mio blog! 
Non è vero, rimanete. Però non penso che Marge possa essere considerata tale, lei opera nel giusto, è nata per essere amata, per farsi amare dal popolo e sa come farsi amare.
Il fatto che lei voglia diventare regina, lasciatemelo dire, non penso sia solo un suo desiderio, ma più una pressione familiare e non credo che lei lo voglia, più di quanto Sansa lo abbia mai voluto.
Ricordiamo tutti la prima stagione? Perché fare due pesi e due misure tra le due?
Comunque, questo post non è il mio manifesto in difesa di Margaery Tyrell, quindi, andiamo avanti.
Ovviamente, sono consapevole che questo dolore non dipenda dall’affetto che lei provi per Joffrey, ma il suo essere “maledetta”, non si riferisca al non diventare regina, ma al fatto che non sia mai stata affiancata da uomini alla sua altezza e che avrebbero potuto effettivamente amarla, un omosessuale, un folle e il prossimo sarà un ragazzino. Quindi, perché fingere questo dolore con sua nonna? Olenna knows better, sarebbe davvero stupido mentire proprio a lei.

E adesso andiamo a dare un ultimo saluto al re, troviamo lì tre generazioni: Tywin, pronto a dare una lezione su cosa significhi essere un re a Tommen, sotto gli occhi di Cersei, ancora devastata dal dolore.
Tywin dimostra ad un Tommen, ancora piccolo e addomesticabile, come le buone qualità per essere un grande re non siano sempre una mossa infallibile e portino spesso alla disfatta.
I re del Westeros hanno avuto tante qualità, positive o negative, ma l’unica necessaria al piccolo Lannister è ora la saggezza, cosa di cui solitamente è sprovvisto un ragazzino senza esperienza.
Tywin, in questa maniera, si assicura di avere una pressione inconscia molto solida sul re bambino (nei libri Tommen dovrebbe avere 6-7 anni). Cersei pare scossa dal modo in cui suo padre parla del nipote ormai defunto, senza un minimo di tatto, ma la scena volge su un qualcosa di ben più commovente: un piccolo dialogo tra Jaime e Tommen, che ci dimostra come il cavalierevoglia difendere, creare un legame e crescere l’unico figlio maschio rimastogli, senza dar più nulla per scontato, non più.

E qui le dolenti note.
Come si è notato, sono un po’ troppo GoT geek per farmi passare cose fin troppo contrastanti con la trama dei libri, ma il fatto che Jaime fosse presente al matrimonio (a differenza del suo arrivo a King’s Landing proprio in questo momento della storia, nei libri), mi ha fatto pensare a tanti interessanti discorsi e sviluppi tra lui e Cersei, e invece no.
D&D mi hanno deluso, far passare Jaime come uno stupratore, è un omicidio nei confronti del suo personaggio, non sono ossessiva, ma c’è bisogno di una certa coerenza e in questa scena non esiste.
Non vi starò a raccontare nel dettaglio come Cersei e Jaime copulano amorevolmente accanto al figlio morto, ma comunque non accetto questo cambiamento, che non dà nulla alla trama.
Ma basta dilungarci su questa scelta imbarazzante!
Concentriamoci su come Cersei, la donna che Jaime crede di amare, gli chieda di uccidere suo fratello, una delle persone che ama di più.
Questa richiesta sembra illuminare Jaime di una parvenza di lucidità “You’re a hateful woman, why the Gods made me love a hateful woman? / Sei una donna piena d’odio, perché gli dei mi hanno fatto amare una donna piena d’odio?” ne è la dimostrazione.
Sul resto non ho parole, lascio il giudizio al vostro buon senso.

Intanto Arya e il Mastino viaggiano verso Nido dell’Aquila. I rapporti tra Sandor e le due Stark sono diversi, ma prova verso entrambe una sorta di strano affetto, tanto da aver spinto Arya a rivelare uno dei suoi desideri: viaggiare verso Bravoos, per incontrare Jaqen H’gar (e chissà che non ci riesca!).
Per ora il loro viaggio sembra terminare lì, grazie alle dote oratorie di Arya, i due riescono a ricevere un pasto caldo e un tetto sulla testa per la notte. Sfortunatamente, le cattive maniere del Mastino riemergono dall’ombra, rubando al mugnaio e alla figlia il loro argento e rimettendo entrambi sulla strada per la Valle di Arryn, con un nuovo insegnamento per Arya “essere gentili e giusti, porta solo a teste mozzate”.

Ma adesso spostiamoci al Nord e non è Jon Snow il protagonista a Castle Black, bensì Sam.
Il nostro aspirante mago sembra voler dare una sistemazione appropriata per Gilly, in modo da tenerla lontana dalle grinfie dei suo confratelli, l’idea però non sembra piacere alla bruta, forse un po’ troppo ingenua o forse un po’ troppo affezionata al ragazzo che l’ha salvata, tanto da non poter sopportare l’eventuale distanza che li dividerà.

Da un posto tetro ad un altro: Dragonstone.
Davos viene a conoscenza della notizia, il re usurpatore è morto e Stannis sembra un po’ troppo convinto che le sue mignatte abbiano funzionato, prima con Robb Stark, adesso con Joffrey. 
Il ragionamento sembra non fare una piega e il potere di Melisandre pare aver già funzionato contro un altro re, precedentemente (sì, parlo di Renly).
Su questo non mi pronuncio, perché sia il re del Nord che Joffrey sono stati vittime di congiure, che non hanno avuto nulla a che vedere con sanguisughe buttate nelle fiamme, quindi calma Stan, sono solo coincidenze che sono andate in tuo favore.
Il nostro primo cavaliere sembra essere l’unico ad avere i piedi per terra -o sulla tolda di una nave- e cerca di riportare Stannis alla realtà. Benché i poteri di Melisandre possano essere considerati reali e anche tangibili, sono i soldati a vincere le guerre, non le magie.
Sinceramente, sono convinta che la presenza della Donna Rossa abbia fatto perdere di credibilità le facoltà di Stannis, infatti, per quanto non sia amato, è l’unico che davvero potrebbe governare Westeros al momento e Davos è l’unico consigliere che tollero accanto a lui (my lovely Davos!).
Nonostante la sua forte volontà di vincere questa guerra, la mancanza di sostenitori e denaro si fa sentire, ma sarà l’adorabile Shireen, improvvisatasi maestra di lettura, a dargli inconsapevolmente un’idea: chiedere un prestito alla Banca di Ferro e ciò vuol dire solo una cosa “Brace yourself! Gatiss is coming!”.
Personalmente, adoro questi momenti di dolcezza tra Shireen e Davos, un uomo che ha perso parte dei suoi figli nella battaglia di Blackwater, un uomo che sente ancora vive le colpe per una tragedia simile. Ho apprezzato la comicità e la tenerezza, quasi da dimenticare la scena vergognosa tra Jaime e Cersei.

Intanto Tywin Lannister interrompe un momento di lussuria e saggezza tra Oberyn Martell e il protettore che abbiamo incontrato nella prima puntata. Il capofamiglia Lannister va direttamente al sodo, accusandolo dell’assassinio di Joffrey, ma al contempo, sembra manipolarlo, chiedendogli di presenziare come terzo Giudice al processo di suo figlio Tyrion, promettendogli verità e vendetta per il trattamento subito da sua sorella Elia.
Tywin ha bisogno di Dorne in questi tempi di guerra e cos’è una “Montagna” in meno, quando si può avere un principato?
Oberyn però presta molta attenzione alle sue parole e la notizia che Daenerys possegga tre draghi, sembra interessargli.

Intanto, nelle segrete della fortezza Rossa, Pod incontra Tyrion e lo aggiorna riguardo la non propriamente simpatica situazione. Con una moglie evasa, una concubina di cui non se ne sa nulla, un mercenario indagato, le aspettative non sembrano delle più rosee. Pod, però, dà prova del proprio coraggio e della propria devozione, offrendosi come testimone in suo favore, nonostante gli sia stato chiesto l’esatto contrario.
Tyrion sa che l’unico modo per tenere in vita il ragazzo innocente sia far in modo da allontanarlo da King’s Landing, ma non prima che esegua il suo ultimo ordine: cercare Jaime e portarlo nelle segrete.
“Pod, there has never lived a more loyal squire./ Pod, non è mai esistito uno scudiero più leale.
Non credo che Tyrion abbia mai pronunciato parole più commoventi.

Di nuovo al Nord, i Wildlings attaccano un villaggio, dimostrando quanto violente e distruttive possano essere le loro maniere, il messaggio è chiaro, la popolazione libera fa sul serio.
Ed è questo il messaggio che, tramite l’unico sopravvissuto, arriva a Castle Black. 
I Thenn non sono una popolazione con cui scherzare e nonostante Jon Snow abbia tentato di spaventarlo con la minaccia di un oltremodo enorme numero -inesistente- di uomini al servizio dei Guardiani della Notte, Mance Ryder non demorde.
I problemi arrivano con il ritorno di alcuni confratelli al Castello, i quali spiegano che, dopo aver lasciato la dimora di Craster, alcuni continuano ad essere dispersi, con il pericolo di poter rivelare informazioni sconvenienti.
War at the Wall is coming, questo è poco ma sicuro. Ne vedremo di cose spettacolari, fidatevi! 
Questo significa che Jon e Ygritte si incontreranno sul campo di battaglia? George, please, be kind.

Infine, dal profondo Nord al profondo Sud-Est (?). Daenerys marcia verso Meereen, forte della convinzione di voler liberare gli schiavi.
Dopo la devastante sconfitta dello spavaldo Campione della città, a favore di Daarios con i suoi porno-pugnali (lame con intarsiate sul dorso donne voluttuose, che fomenteranno le fantasie della madre dei draghi), Dany comincia a bombardare la città a suon di colpi di catapulta.
Le sue munizioni non sono classiche, all’interno dei barili, scagliati contro le mura della città, troviamo strumenti di tortura distrutti a simboleggiare la liberazione dalla schiavitù degli Astaporiani e la stessa possibilità per Meereen.
Sinceramente trovo che questa sia l’unica cosa che mi sia mai piaciuta in Daenerys, una voglia di libertà così grande, da volerla trasmettere con una forza tale da voler liberare chiunque sia vittima di schiavitù.
Gioia e dolori di una storia fine a se stessa, però. Ricordiamoci che la strada di Daenerys dovrebbe avere tutto un altro percorso e non fermarsi ad un tour dell’Essos. Ovviamente, neanche chi ha il sangue Targaryen può vantare di essere un re nato e la madre dei Draghi preferisce imparare sul campo, piuttosto che tornare direttamente in patria, ma quanto lontano la porterà tutto questo?
Si tratta di un’opinione personale, pur non apprezzando Dany, mi ha stupita in questa puntata, col suo gesto, ricordandomi che forse non è poi così malaccio, ma durerà poco, lo so.

Chiudo qui la recensione, ricordandovi che la prossima puntata sarà “Oathbreaker”, ricordate questo nome, è uno dei miei preferiti!
Nutro troppe aspettative, che ho quasi paura.


xx

Nessun commento:

Posta un commento