Chi non muore, si rivede e non essendo un personaggio di Martin, sono tornata a blaterare riguardo gli episodi di got, almeno sugli ultimi tre rimanenti, ma veniamo a noi e alla puntata.
La prima scena è ambientata a Città della Talpa, il luogo dove Sam ha portato Gilly per tenerla al sicuro, è stato attaccato dai Wildlings e dai Thenn (good job, Sam!).
Per sua fortuna, la bruta e il neonato riescono a scampare all’assalto, anche grazie alla misericordia di un’altra bruta, Ygritte.
Non penso ci sia molto da rimuginare riguardo questa parte di storyline, mi verrebbe quasi da dire “troppo rumore per nulla”, se me lo concedete, considerando cosa ci è stato mostrato dal promo. Il prossimo episodio sarà ambientato alla Barriera e i bruti faranno da protagonisti (ne siamo sicuri?), quindi spenderò le parole dovute al momento adatto.
Intanto a Castello Nero scoppia il panico, dopo aver udito dell’incursione a Città della Talpa, Jon si rende conto di quale sia il prossimo obiettivo dei Wildlings, ossia proprio la loro confraternita.
La domanda è lecita, come possono 102 uomini sconfiggerne 100.000? La fine sembra essere certa per i Guardiani della Notte, ma ovviamente la risposta arriverà domenica.
Intanto, dall’altra parte del mondo, la storia d’amore più inutile di tutti i tempi: Grey Worm sbircia Missandei nuda, durante un bagno. Avrò la polemica nel sangue, ma a quanti di noi interessa questa storia senza logica?
Non potrei parlare, perché shippo cose improponibili e di pari livello emotivo, ma non riesco proprio a capire come questa coppia possa dare qualcosa in più alla trama.
La scena tra Daenerys e Missandei mi è sembrata una di quelle situazioni awkward madre e figlia, dove la genitrice cerca di spiegare tramite metafore come nascono i bambini.
Missandei non è quella libresca, non ha 11 anni, è una donna e tutto ciò l’ho trovato abbastanza ridicolo, se non inutile, continua a dare spessore a qualcosa che non dovrebbe averne e non dovrebbe addirittura esistere.
Il dialogo tra i due rimane qualcosa di dolce e toccante, lui che cerca di imparare la lingua comune, che non rimpiange il fatto di essere diventato un Immacolato, perché questo l’ha portato a lei, qualcosa di tenero, assolutamente, ma davvero non so a cosa possa portare.
Fortunatamente le cose nell’Essos sembrano avere una scossa. Una lettera proveniente dalla a quanto pare lontanissima King’s Landing, porta scompiglio in queste terre esotiche.
Jorah riceve il perdono reale da Robert Baratheon (un po’ in ritardo, eh?) e Barristan lo intima a parlarne con la sua regina in privato. Ovviamente si tratta di un piano per allontanare qualsiasi alleato da Daenerys, ma la Khaleesi non sembra essere abbastanza in sé da capirlo nonostante Jorah l’abbia salvata più volte.
Ora, so che uno dei miei passatempi preferiti è sputare fango su qualsiasi cosa faccia la nostra Dany, ma seriamente?
La perdita di Jorah per lei potrebbe rivelarsi un errore fatale, considerando che i suoi unici alleati rimanenti siano Barristan e Daario e a questo punto, perché fidarsi di Daario, quando lui stesso ha ucciso i suoi mandanti, prima di unirsi a lei?
Un ragionamento impeccabile, Dany, davvero.
Ormai abbiamo capito quanto il cervello di Daenerys abbia importanza nelle sue scelte a favore della sua lussuria, volevo dire cuore.
Cosa del tutto inutile, ma mi va di dirlo lo stesso, è che l’allontanamento di Jorah, nei libri, avviene molto prima, ed è Barristan a rivelarlo a Daenerys, senza possibilità al nostro Mormont di darle spiegazioni.
Cosa ancora più inutile è quanto abbia trovato heartbreaking il suo dirle “I’ve loved you”, come se questo sentimento sia stato represso proprio a causa di Daario.
Addio, tenero orso, mancherai a tutti noi.
Arriviamo alla parte a me più cara. Quando si tratta di Theon, il mio cuore dimentica la storyline principale, eventi importantissimi, tutto.
Una cosa che bisogna aver chiara della sua evoluzione è che adesso lui non è più Theon Greyjoy (cosa che credo sia stata resa limpidamente nella scorsa puntata), ma Reek.
Nei libri -scusate se continuo a citarli- il suo cambiamento è reso attraverso anche la mutazione fisica, cosa che nella serie tv è impossibile da rendere. Reek infatti è magro come un giunco, ha i capelli bianchi e sottili e oltre ad essere stato evirato e mutilato, non ha più i denti. La cosa peggiore dei suoi pov è che lui ricorda di essere stato Theon, ma lo rimembra come una cosa antica, passata, impossibile da raggiungere e Reek rappresenta la sua rinascita, qualcosa che sa non potrà essere cambiato, fino alla sua morte.
Ciò è importantissimo per quello che è accaduto in questa puntata, Ramsay lo invia a Moat Cailin, per negoziare con degli ironborn, i quali dovrebbero considerarlo il loro principe e cedergli quel territorio, lasciandoli andare via liberi.
Gli ironborn non intendono cedere, la resa non fa parte del loro dizionario e considerano Theon un vile. All’accusa, la sua “copertura” sta per saltare, Reek non riesce a celare la maschera che sta vestendo, lasciando che il panico si impossessi di lui, fortunatamente un ‘ascia spacca il cranio di Kenning, e gli altri ironborn decidono di accettare l’offerta di Ramsay, capendo che rimanere a Moat Cailin significava morte certa.
Ovviamente le promesse del sadico Snow non erano altre che una montatura, Ramsay scuoia davanti agli occhi attoniti di Theon i suoi uomini, quelli che sarebbero stati i suoi sudditi se non si fosse mai allontanato da Pyke.
Intanto i Daddy issues di Ramsay sembrano essere un affare vecchio. Oltre l’atto del consegnare lo stendardo dei Greyjoy a Roose, che rappresenta la supremazia dei Bolton non solo sul Nord, ma anche sulle Iron Island, la scena sulla rupe, sembra essere tratta dal Re Leonw, con l’eccezione che Roose Bolton assomigli più a Scar, che a Mufasa.
Per quanto non sia una fan di questa casata (possano morire scuoiati tutti, ops), il momento padre-figlio, in cui Ramsay capisce di non essere più un bastardo, ma di essere stato riconosciuto, è qualcosa di ingiustamente commovente.
Ovviamente la lettera che ha letto è questa:
A Nido dell’Aquila Petyr Baelish spiega come Lysa si sia suicidata, i suoi alfieri non sembrano credere a questa sua spiegazione, essendo Lysa una persona sicuramente eccentrica, ma non tanto da suicidarsi.
L’attenzione cade indiscutibilmente su Sansa che, chiamata a testimoniare riguardo la morte di sua zia, ammette di essere Sansa Stark e non Alayne, nipote di Littlefinger.
Ora tutti, lettori e non, sarete saltati dalla sedia urlando “Say, what?”. Lo so, ne sono certa.
Non so cosa avranno avuto per la mente d&d, ma la cosa penso abbia sconvolto chiunque. Perché avrebbe dovuto farlo? Perché Sansa è così ingenua?
Penso che chi non abbia letto i libri, abbia creduto per qualche secondo che Sansa avrebbe confessato che Littlefinger avesse ucciso sua zia, o almeno io l’avrei pensato.
L’interpretazione di Sophie è stata magistrale, lo sguardo che Sansa rivolge a Petyr e la soddisfazione di Baelish in quello che le rimanda, quasi come se fosse una figlia che finalmente ha imparato la lezione.
E’ meravigliosa questa versione diversa dell’evoluzione da “bambola di porcellana” a donna che la Stark ha in questa puntata. Una crescita che non ha solo a che fare con le lezioni di vita che le dà Littlefinger, ma ciò che ha imparato a King’s Landing, dalla vicinanza dalla regina, ad Olenna Tyrell.
Sono del parere che la sua trasposizione telefilmistica, per quanto non fedele, potrà sorprenderci più di quella libresca, trasformando Sansa in un’eroina che non ha bisogno di spade o archi, ma semplicemente della sua voce e dei suoi sguardi, per avere ai suoi piedi i Sette Regni.
Al contrario della trasposizione telefilmistica approvata di Sansa, troviamo quella di Arya che non riesco ad accettare.
Durante la sua unica scena, la vediamo alle prese con la notizia della morte di sua zia Lysa, una parente con la quale non ha avuto mai nessun rapporto, una sconosciuta.
Alla notizia, Arya scoppia in una risata fragorosa, una risata che a mio parere non può avere una spiegazione che possa dare giustizia al suo personaggio.
Ad Arya non importa nulla, se non la Vendetta, Jon Snow e Nymeria (in quest’ordine), Arya non avrebbe mai riso, Arya se ne sarebbe fregata e sarebbe andata oltre.
Non capisco che senso abbia questa scena, durata poi 30 secondi circa. Sinceramente avrei preferito non vederla, 30 secondi di quella guardia degli Arryn apparsa senza senso, sarebbero stati di mio gradimento, grazie.
Ed arriviamo alle ultime battute. Un ultimo (?) straziante discorso tra fratelli che, tramite una metafora sugli scarafaggi, fa apparire tutto il disgusto e l’impotenza di Tyrion di fronte alle autorità che schiacciano gli inetti, gli storpi e i weirdos come lui, senza una ragione apparente.
Come un padre può voler vedere un figlio morto? Usare a suo vantaggio gli avvenimenti, per distruggere la sua progenie?
Tyrion ha letto, Tyrion è forse uno degli uomini più intelligenti dei Sette Regni, ma ancora non riesce a darsi una spiegazione, ora che per lui sembra quasi arrivata la fine.
Le campane annunciano il duello e anche Jaime è costretto ad abbandonarlo, lasciandolo nelle mani dell’unica persona che potrebbe salvarlo: Oberyn Martell.
Sebbene molti se ne siano lamentati, io trovo che la scena del duello sia stata fedelissima, mi è sembrato quasi di leggere le parole di Martin nelle immagini che ci sono state mostrate. La palpabile preoccupazione di Ellaria Sand e Tyrion, l’insolenza e la sicurezza di Oberyn nelle parole “this is not the day I die”.
Non so quanti di voi si siano commossi alle parole di Ellaria “Don’t leave me alone in this world”, ma io trovo che l’interpretazione di Indira Varma sia stata qualcosa di eccezionale, sono riuscita a sentire le sue emozioni, il suo non volersi staccare dal suo amato, la paura crescere in lei, non ho davvero parole.
E sebbene abbia speso davvero poche righe positive nei confronti di Pedro Pascal, non ho potuto non apprezzarlo nell’ultimo, angoscioso capitolo della storia di Oberyn.
Gli occhi ferventi di vendetta, il continuo lancinante ripetere “You raped her, you murdered her, you killed her children!” quasi fosse un continuo, rabbioso, fastidioso ticchettio verso la morte della Montagna.
Gli sguardi increduli e delusi di Tywin e Cersei sul corpo inerme di Gregor e il sorriso di vittoria di Jaime che si tramutano in piacere e trionfo per padre e figlia e in delusione per i due fratelli, quando Oberyn logorato dalla troppa vendetta, perde il controllo e viene tirato per i piedi dalla Montagna, andando incontro alla fine.
Penso che chi non sapesse, non si sarebbe mai potuto aspettare niente di più tremendo per il principe dorniano, Martin sa come farci affezionare, ma anche come farci a pezzi, uccidendo i personaggi con cui è più facile identificarsi, credo che probabilmente si nutra delle nostre lacrime e del nostro dolore (soffrire lo rende solo più forte).
Gregor Clegane in questa puntata riceve l’award per personaggio più sadico e brutale di tutta la saga, surclassando Ramsay Bolton e Joffrey Baratheon, per aver spappolato il cranio di Oberyn con solo l’ausilio delle mani.
La puntata termina con la sentenza a morte di Tyrion e un ultimo sguardo sui due corpi martoriati.
Penso che questo episodio possa considerarsi peggiore anche del Red Wed, per quanto emozionalmente abbia sofferto di più per la casata Stark (nonostante preferisca Oberyn a Robb), la morte di questo personaggio aprirà certamente il vaso di Pandora.
Cosa ci aspettiamo? Tyrion condannato a morte e la sua prossima decapitazione, i Martell già in conflitto con i Lannister avranno un’altra morte da vendicare, ma stiamo andando davvero troppo oltre.
Ricordiamoci che la prossima puntata sarà la “4x09” e d&d non l’hanno sicuramente dimenticato, great things are coming!


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