venerdì 11 settembre 2015

Outcast: da zombie a possessioni



Robert Kirkman, conosciuto anche come padre del fumetto e serie evento The Walking Dead, ha dato vita a una nuova storia, pronta a sconvolgervi più di quanto abbia fatto con il gruppo di sopravvissuti di Atlanta più amato della tv.
Si tratta di Outcast, una storia dagli ormai conosciuti e apprezzati toni dark, che solo la mente di  Kirkman, con l’aiuto dei disegni di Azaceta, poteva partorire,  ingoiandoci nelle sue pagine cupe già Marzo del 2015 (in lingua italiana) e pronta per possederci letteralmente davanti la tv.
Cinemax, dopo una dura lotta con la AMC (detentore dei diritti di TWD e altri prodotti futuri firmati Kirkman), è riuscita ad acquistarne l’esclusiva e chi ha avuto il piacere di leggerne i primi albi già non vede l’ora di vederne la versione trasposta sullo schermo, prevista per il 2016.

Conosceremo  Kyle, interpretato da Michael Fugit (Gone Girl), la cui vita è sempre stata intrecciata col mondo della possessione, senza riuscire a trovare una spiegazione. Sarà l’incontro con padre Anderson (Philip Glenister), un prete evangelista ben poco convenzionale, a condurlo verso una risposta?
Lo scopriremo in meno di un anno, destreggiandoci tra esorcismi e il burrascoso e fumoso passato di Kyle, che ci verrà presentato pezzo dopo pezzo come tasselli di un mosaico oscuro, difficile da decifrare.
 Saranno 10 gli episodi, già ordinati da Cinemax, che vedono Kirkman come sceneggiatore del pilot.
Per i già accaniti fan di TWD si tratta di un evento da non perdere, state già facendo il conto alla rovescia?
In attesa, vi lascio il trailer rilasciato questo luglio, durante il Comic Con di San Diego.

martedì 8 settembre 2015

Le sei serie che il telefilo medio dovrebbe “binge-watchare” assolutamente.



Per chi non avesse familiarità con il termine, binge watching vuol dire letteralmente abbuffarsi di episodi televisivi, in altre parole guardare- una dopo l’altra- svariate puntate di un determinato telefilm, o anche maratonarli.
Ogni telefilo l’ha fatto almeno una volta (o forse troppe); personalmente tendo a preferire serie tv con molti episodi nel proprio storico, per darmi all’arte del binge watching, molto più soddisfacente dell’aspettare il classico episodio settimanale, tra pause e impegni, che ritardano la mia agognata visione.
Può essere avvilente dover scalare una montagna di arretrati, finalmente arrivare all'ultimo episodio, che desideriamo guardare più di ogni cosa e al contempo ne abbiamo anche un po' paura, ma ammettiamolo, amiamo la sensazione di guardarci alle spalle e pensare di aver visto 100 episodi in nemmeno un mese (sentendo anche un po’ la colpa di tutto il tempo che abbiamo perso).
Il periodo preferito per molti è l’estate, sfruttando la pausa dei telefilm in corso, ma (come altri) preferisco le sere autunnali/invernali, credo sia il modo migliore di staccare un po’ la spina, godendomi 5/6 episodi insieme a un buon te.
Quindi ecco la mia personalissima lista delle tipologie (e serie consigliata) da binge-watchare durante questo autunno:


Il cult anni 2000: LOST
È la serie per eccellenza, chiunque ami i telefilm dovrebbe recuperarla. In molti già l’avranno vista, chi in pari con la programmazione italiana, chi recuperata in seguito grazie allo streaming.
Si  presta molto al binge-watching, perché, essendo stata mandata in onda durante un periodo nel quale lo streaming non è che andasse forte, la sua visione non è stata integrale per tutti i suoi telespettatori. Ammetto di provare una grande stima per chi ci sia riuscito, probabilmente si saranno armati di videoregistratore e VHS. Tra l’altro, è stata una delle prime serie che ho maratonato nel lontano 2010.
Le controindicazioni: alla fine della vostra visione non farete altro che parlare dell’isola, pensando di essere passeggeri del volo Oceanic815.

Il cult vintage: TWIN PEAKS
La telefilia ce l’ho nel sangue a causa di questo telefilm, si può dire che sono anche sua figlia, considerando che è stato trasmesso quando i miei aspettavano me e il mio nome viene proprio da Donna Hayward (ovviamente il doppiaggio ha influito sulla fonetica del nome).
Se lo streaming non andava forte nei primi anni 2000, possiamo dire che negli anni 90 non era nata neanche l’idea, e mi domando come fosse possibile guardare tutti gli episodi di un telefilm!
Per noi nati in quegli anni è un must watch, un dovere, essendo la prima serie con trama orizzontale.
Non si può scappare da Twin Peaks, it’s a shame.
Le controindicazione: sognerete Fire walks with me fino alla fine dei vostri giorni.

La comedy: PARKS AND RECREATION
Esiste qualcuno a cui  non piacciano le comedy? Se la risposta dovesse essere positiva, non voglio crederci, tutti desideriamo svagarci in un modo o nell’altro e le comedy sono la chiave giusta.
Avrei potuto citare altri titoli (da Friends, che non ho mai visto per intero, fino a the Bing Bang Theory o bingewatchatelasubito!
Modern Family), ma la mia scelta ricade su Parks&Rec perché è la serie che mi ha fatto più ridere e nel contempo affezionare i personaggi. Le parole sarebbero superflue per descriverla, l'unica richiesta è:
Le controindicazioni: le risate provocano forti dolori addominali.

La dramedy: GIRLS
La controparte o oserei dire gemella diversa della comedy è sicuramente la dramedy. Può piacere o anche no, ma sono di per sé telefilm gradevoli, che scorrono velocemente, ma non mancano di colpi di scena (anche strappalacrime), cosa che non avviene nelle comedy.
Il mio consiglio verte su Girls, perché tendo a guardarlo sempre in binge-watching (eccetto forse l’ultima stagione), nonostante abbia cominciato a seguirlo quando uscì il pilot.
Non si può non amare questo gruppo policromatico di ragazze newyorkesi pronte a guadagnarsi il loro posto nel mondo nei modi più bizzarri.
Le controindicazioni: cercare di imitare il loro stile di vita è fortemente sconsigliato (ma eternamente compreso).

La serie di nicchia: IN THE FLESH
…o anche la serie che avete guardato solo tu, la tua amica e altre tre persone in Papuasia.
Ammettetelo, a chiunque piace esordire con la frase “… ma davvero non l’hai vista? Effettivamente è poco conosciuta, ma è bellissima! Dovresti guardarla” con quella saccenteria tale che se qualcuno ve lo dicesse, rispondereste  con un pugno nei denti, eppure non potete negare che sia così.
Ci sono molte serie sconosciute e sottovalutate, basta fare un giro sulla programmazione inglese, ma forse sono poche  quelle per cui vale la pena fare un binge-watching.
Il mio consiglio è assolutamente In the Flesh, nove puntate di pura adrenalina e feels in una piccola cittadina inglese dove gli zombie sono riabilitati. Vi lascio il link di un mio articolo che potrebbe convincervi a guardarlo qui.
Le controindicazioni: non potete non affezionarvi agli zombie.

La serie dell’anno scorso: HOW TO GET AWAY WITH MURDER
E come non nominare la serie che ha tenuto incollati tutti i vostri amici lo scorso anno. Non preferendo più le nuove uscite, tendo a non dare troppe chance alle new hit, ma accetto sempre un buon consiglio.
HTGAWM è stata di sicuro la mia scelta migliore, riuscendolo a recuperare in così poco tempo, da mettermi in pari per il mid-season finale. Colpi di scena, tradimenti, plot-twist sono il cuore di questa serie, che vi terrà incollati con gli occhi allo schermo.
Fatevi un regalo binge-watchandola entro la fine di settembre (sono solo 15 episodi)
Le controindicazioni: alla fine non vi fiderete nemmeno più di vostra madre.



martedì 19 maggio 2015

Game of Thrones 5x06: Controversie e riflessioni

Negli ultimi due giorni il fandom di Got si è scatenato riguardo il sesto e controverso episodio della serie, venendone fuori massacrato dalla maggior parte dei fan/lettori della saga.
Prima di leggere questo articolo, voglio fare delle precisazioni. Inizialmente ero molto "purista" riguardo ai cambiamenti adattati per la serie, di conseguenza non riuscivo a godere dello show in pieno. 
GRRM ha più volte precisato che ci saranno cambiamenti riguardo la trama (dovuti all'impossibilità di terminare i libri prima della serie), in altre parole, facendo un esempio davvero immediato, tra serie e libro saranno impartiti esattamente gli stessi cambiamenti  applicati in The Walking Dead: scenario e personaggi mantenuti pressoché fedeli (con le dovute eccezioni), e mutamenti che riguardano tempi telefilmistici, impossibili da trasporre, e scene particolarmente complesse. AMEN, niente di più semplice.
Quindi, noi lettori, tenendo a mente questo dettaglio, dovremmo guardare e goderci la serie senza essere totalmente scettici e critici (urlando allo scempio per ogni cambiamento), ma nemmeno accettare tutto ciò che ci viene presentato come oro. In altre parole accettare il cambiamento, purché coerente. AMEN pt.2

Detto questo, quando ho terminato la 5x06 ero in una valle di lacrime, ma più che soddisfatta di ciò che avevo guardato. Certo, avrei preferito che Sansa e Loras vivessero insieme ad Altogiardino, insieme a Margaery, ma quando ho iniziato questa serie, sapevo dove mi stavo impelagando e che non sarebbe stato di certo My little Pony o non ne ho idea, sinceramente non credo esistano più cose che non arrivino a spezzarmi il cuore.
 Game of Thrones era finalmente tornato a coinvolgermi, a farmi sentire il peso della paura, del dolore dei miei personaggi preferiti (che da un po' erano rimasti in disparte) e a rendermi partecipe di questa sorta di dibattito interiore, che non sentivo a causa del mio rifiuto verso il cambiamento.
L'idea di ritrovare un fandom isterico a causa delle tematiche affrontate, mi ha un po' sconcertata, perché di certo, quello che ho letto in ADWD, non mi sembrava più lieto, anzi mi è sembrato di aver letto cose ben più crude e disarmanti.
Ognuno di noi ha l'inviolabile diritto di farsi la propria opinione, questo è ovvio, ma gettare fango sugli sceneggiatori per la scelta di lasciare Sansa in sposa a Ramsay (invece di criticare la scelta di far processare Loras piuttosto di Margaery, ad esempio).
Il fulcro di questo post è semplicemente rendere pubblico il mio dubbio verso coloro che non hanno gradito o siano contrari alla scelta di D&D di cambiare la storyline di Sansa.
A mio (modestissimo) parere, l'idea ha reso quella parte di trama molto più interessante per i telespettatori, infatti, nei libri la vittima di questo sacrificio non è la povera Stark, e probabilmente sarebbe stato impossibile inserire un personaggio minore,  senza una particolare caratterizzazione e alcun preavviso.
Gli abusi per lei e Theon sono all'ordine del giorno, ma non comprendo come possano essere giustificabili per due personaggi minori, e non per uno Stark.
Entrambi subiscono violenze terribili, dallo stupro da parte di cani, all'essere forzati ad avere rapporti sessuali tra loro, oltre alle svariate mutilazioni, e non vedo come si possa empatizzare o giustificare Ramsay per le violenze compiute (perché, credetemi, è più giustificabile Joffrey), come quando è capitato nella terza stagione, dopo l'evirazione di Theon ("Ha tradito Robb Stark! Se lo meritava!" direi proprio di no).
Chiunque entri in contatto con il mondo di ASOIAF, sa che dovrà trovarsi a contatto con il prevalere fisico dell'uomo nei confronti delle donne, che sono ridotte a poco più di oggetti sessuali (in alcune situazioni), ma ciò non significa che molte  pagine siano intrise di femminismo a dimostrare tutte le sfaccettature possibili del mondo umano. Le donne non soccombono sempre alla brutalità maschile, ma sarebbe stato incoerente e impossibile non trasporre la violenza fisica di Ramsay nei confronti di qualcosa che reputa un suo oggetto, qualcosa che attraverso il matrimonio  è diventato suo e può distruggere a suo piacimento. Le nozze sono solo una legittimazione del suo totale dominio su nient'altro che un corpo, da utilizzare come e quando vuole.
Non vedo come fosse possibile evitare questa scena, senza rendere la storia incoerente.
Il disgusto può essere relativo solo al personaggio e alla sua crudeltà, non riguarda la scelta di quale personaggio sia "meritevole" di essere una vittima.







martedì 6 gennaio 2015

Cantando delle gesta di Galavant: le ragioni per cui dare una chance al pilot

"Way back in days of old,
there was a legend told,
about a hero known as Galavant!"



Riuscire a trovare una breve descrizione che riesca a concentrare tutte le sfumature di questa nuova sitcom-fantasy/medievale targata abc, è davvero complicato.
Galavant, annunciato a maggio 2014, e mandato in onda il 4 gennaio 2015, potrebbe essere già definito una leggenda in campo telefilmistico e non credo di esagerare.
Non è facile creare uno show televisivo che condensi musical, ambientazione medievale e una forte parte trash senza risultare ridicolo da non domandarti "Perché sto guardando questa roba?", eppure Dan Fogelman (sceneggiatore di Cars e Rapunzel) ci è riuscito alla grande.
Nonostante abbia lavorato anche per la Pixar, Fogelman si allontana dal vero e proprio standard fiabesco presentandoci personaggi non propriamente perfetti: un eroe, sterminatore di draghi, valoroso, che perde la sua forma fisica e il suo coraggio a causa di una not-exactly-one-true-maiden, Madalena, che viene rapita dal malvagio e stravagante re Richard.
La storia comincia a essere non lineare fin dall'inizio e a intrecciarsi, mostrando il lato "oscuro" di questi personaggi fuori da ogni schema logico classico.
A condire questo triangolo amoroso, rendendolo una sorta di quadrato, c'è la prrincipessa Isabella Maria Lucia Elizabetta di Valencia, che richiede i servigi dell'eroico Galavant, poiché la sua famiglia è stata rapita, scoprendo che dell'eroe è rimasto ben poco. 

Galavant non sembra né nel mood, né nella forma fisica di aiutarla, ma la parola d'ordine sarà re Richard, la mente dietro il rapimento della sua famiglia e sterminio del popolo di Valencia.
Davanti a noi si prospettano otto episodi che, probabilmente, ci faranno ridere fino restituirci degli addominali alla Galavant (o meglio, il vecchio Galavant).
Le gag, che hanno da protagonista l'eccentrico re, sono di sicuro le più divertenti: una sorta di parodico Joffrey Lannister, pardon, Baratheon, in grado

sicuramente di vendicare la sua memoria di villain spregevole e viziato, che ottiene ogni suo desiderio mediante la sua spregevole violenza.
Come potevamo aspettarci, all'interno dell'episodio ci sono piccole citazioni a Game of thrones, che hanno reso questa serie sicuramente più appetibile ai miei occhi.
E se tutto ciò non vi ha convinto, date un semplice ascolto al theme di apertura e vi innamorerete di questo show, che riesce a stregare già nei primi due minuti.



gifs credits: http://picslist.com/image/85691817613

martedì 25 novembre 2014

TWD: Mid-season finale, what?

Ho sempre considerato The Walking Dead una serie ad alto tasso adrenalinico, uno di quei tvshow che ti lasciano col fiato sospeso dal primo all'ultimo episodio, persino durante le puntate un po' più lente, ma c'è qualcosa che non va da un anno a questa parte.
Ho letteralmente divorato le prime due stagioni e mi sono goduta la terza (quella con la storyline decisamente più bella e che mi manca di più), ma ora cosa ne è rimasto di quella serie che seguivo con un'ansia tale da angosciarmi?
Non mi va di esagerare, 3 puntate su 7 mi sono piaciute, ma mi sembra un po' poco per una serie di questo livello, e non riesco a pensare che io sia quell'uno su un milione, la polemica acida di turno alla quale non va bene nulla.
Inizialmente non riuscivo a visualizzare il problema, non capivo cosa non tornasse, ma è stato tutto chiaro semplicemente guardando il promo della 5x08.
Non si tratta delle puntate lente e dell'assenza di colpi di scena (eccetto per la 5x06), ma della mancanza del senso d'ansia, che ci ha assalito per le prime quattro serie.
Quante volte abbiamo temuto per la vita di qualcuno in questa stagione? Personalmente nessuna.
Era patetico come, nella prima puntata, Glenn facesse parte di quella pantomima, creata per suscitare preoccupazione per il suo personaggio. 
E se per un attimo avete pensato che, nella scorsa puntata, Daryl potesse morire in maniera così poco dignitosa, infilando la mano nella bocca di uno zombie, beh siete proprio dei figli dell'estate.
Sono disgustata dal modo in cui cerchino di tamponare l'assenza di morti spettacolari, con la caduta di diversi (ma anche no) personaggi minori. Non si può cercare di nutrire un fandom, che cerca azione e senso di pericolo costante,  con la morte di personaggi inutili, ai quali non ci si era fatto nemmeno caso fino a quel momento. 
Non c'è una caratterizzazione, quindi non c'è drama, fine della storia. E' inutile continuare a tenere alto il nome di un  telefilm che ci ha regalato morti inaspettate, colpi di scena incredibili, ci ha fatto mangiare le mani fino all'ultimo secondo e ci ha fatto versare anche qualche lacrima (parlo per me, ma ho i dotti lacrimali che perdono, mettiamola così), quando di intensità ne è rimasta così poca.
Ed è per questo che per il prossimo mid-season finale non ho alcuna aspettativa, come si trattasse di una puntata di un qualunque telefilm ambientato in un ranch qualunque con una famigliola felice, dove non accade MAI nulla. 
Non riesco ad aspettarmi niente di vagamente somigliante alla morte del Governatore ed Hershel nella stessa puntata, né ne riesco ad avvertire il sentore.
Cosa c'è di più mortale di questo per una serie televisiva? Direi nulla, ed è per questo che mi chiedo cosa potrà mai ridare vitalità alla trama principale -ormai inesistente- di TWD, cercando al contempo di non illudermi. 

mercoledì 12 novembre 2014

TWD: Abraham Ford, la caduta dell'eroe.

Aspettavo da tempo un episodio del genere, la puntata dove finalmente sarebbe stato spolpato fino al midollo il personaggio di Abraham Ford, fino a capire quali fossero le motivazioni che lo hanno spinto ad andare avanti, per salvare il mondo.
Forse è questo il motivo per cui non sono troppo delusa dalla puntata, l’avere finalmente una risposta  (che inevitabilmente ha portato con sé un’altra terribile domanda), facendomi dimenticare quanto gli episodi stiano diventando tragicamente lenti e monotoni.
Si tratterà di aspettative e pretese troppo alte da parte di un pubblico abituato a tre stagioni di altissimo livello, a personaggi come Shane e il Governatore, così dettagliatamente studiati, con una personalità granitica ben strutturata, ma non riesco a vedere -se non in questo episodio e quello precedenze- circostanze e aspetti relativamente simili.
Finalmente però ci siamo imbattuti in quella che è stata l’evoluzione, non di un villain, ma di un personaggio che Martin definirebbe grigio: un padre che perde la sua umanità, diventando agli occhi della propria famiglia un mostro, capace di uccidere, pur di proteggerli.
Per quanto le motivazioni della moglie siano del tutto irragionevoli durante un’apocalisse zombie, la signora Ford scappa con i bambini, allontanandosi dalla bestia, che non sembra più essere suo marito.
Le mani sanguinanti, ricorrenti in questa puntata, fanno pensare ad una lacerazione interiore, più che fisica, le stesse mani incrostate di sangue impresse negli occhi dei suoi figli, prima che gli venissero strappati via ingiustamente.
Ed ecco l’uomo tutto d’un pezzo che cade, perde qualsiasi motivazione per cui stare al mondo, è solo, in una realtà spezzata, privata da tutti gli equilibri che aveva costruito, un castello perfetto  ormai  andato perduto insieme con i suoi cari.
L’unica ragione che lo tiene ancora in vita appare poco prima della fatale decisione: Eugene Porter, uno scienziato, che gli promette di avere la cura in grado di salvare l’umanità.
Eugene non rappresenta solamente la cura per il mondo, ma può considerarsi la salvezza per un uomo che non ha più ideali, un uomo completamente ridotto a un involucro senza contenuti.
Abbiamo così un’evoluzione immediata, dopo tutto non è difficile immaginare quanto il suo background possa influire; un militare, incorruttibile e inflessibile, che ha consacrato la sua vita a proteggere i più deboli, diventa una macchina e sposta -quasi manualmente- la sua missione su un altro obiettivo. 
Di conseguenza, non riesco a pensare che abbia scelto di portare in salvo Eugene solo perché la sua vita avesse perso ogni significato. La forma mentis del soldato si basa su uno scopo da raggiungere, è una spinta, un moto interno che mette in circolo ogni tassello. Non ha scelto Eugene perché voleva, ma perché sembra che Abraham abbia un tacito accordo con l’universo, nel quale non può smettere di combattere fin quando non avrà compiuto la sua missione.
Non è una scelta, come si può notare dalle sue parole nelle puntate precedenti, è un obbligo morale e salvare il mondo è quasi  un upgrade.
In questo contesto mi viene da ricordare le prime parole di Abraham (già si vede che è il mio personaggio preferito?), quando Rick gli chiede “Why are you smiling?”
“Well, I’m the luckiest guy in the world.”, che a rigor della mia logica potrebbero tornare in questo ragionamento. La sua fortuna sta nel fatto di aver trovato nuovamente uno scopo, linfa vitale in quella che è la sua nuova missione.
E cosa succede quando tutto viene a mancare? Quando il mondo comincia a sgretolarsi sotto i suoi piedi?
Ecco che l’eroe cade; il superuomo, il soldato, l’unico che sembrava avere ancora qualcosa per cui lottare davvero, così intransigente contro coloro che si mettevano sul suo cammino (come possiamo vedere negli ultimi minuti dell’episodio), viene meno, facendosi prendere dall’angoscia e dalla disperazione.
L’obiettivo non esiste più, è una menzogna e la macchina va in confusione.
Adesso cosa possiamo aspettarci da questo personaggio, che aveva tentato il suicidio nel vedere i corpi martoriati della sua famiglia?
Quel “We don’t go back. We can’t go back.” è stato minato per sempre? 
Probabilmente non avremmo risposte per almeno due episodi, ma lasciatemi spendere un paio di parole per l’interpretazione di Michael Cudlitz, che ritengo sia  stata disarmante. La sua espressione sconvolta quando Eugene comunica di non essere uno scienziato, a tratti mi aspettavo che i sottotitoli dicessero #MY LIFE IS MEANINGLESS. 

Il dolore di Abraham è palpabile in senso letterale, lo riusciamo a percepire non solo visivamente, ma cresce anche in noi, come un vuoto che ingloba qualsiasi speranza, Cudlitz incarna totalmente così l’ eroe tragico sopraffatto dagli eventi, che al momento non riesce a scorgere alcuna luce. E’ impossibile prevedere cosa aspetterà al gruppo che determinava la salvezza di Atlanta, dell’America e del mondo intero.

lunedì 13 ottobre 2014

Di attese infinite, zombies, freaks e ritorni.

Lo scorso anno telefilmistico è stato caratterizzato -per me- da due grandissime delusioni, due degli show, che ho seguito con maggior interesse, si sono inevitabilmente impelagati nella mia zona nì delle serie che preferisco. 
Okay, forse il mio essere troppo fiscale, puntigliosa ed esigente non aiuta molto, ma American Horror Story e The Walking Dead possono essere considerate serie in probabile cancellazione del mio personale palinsesto mentale.
Sarà per il blasone, sarà che tentano di accontentare un po’ troppo i fan, fatto sta che probabilmente solo il 30% dei telespettatori condividerà i miei pensieri.
L’anno scorso, di fatti, ho lasciato questi due telefilm con un clamoroso NO.
Premetto che AHS Coven non sono nemmeno riuscita a terminarlo, per quanto la storia abbia cominciato a essere terribile, mentre per TWD ho considerato solo la seconda metà come poco efficace dal punto di vista della trama, mentre la prima la trovo di tutto rispetto, se non a tratti da togliere il fiato per il mid-season finale.
Mi ripromisi, per questo, che avrei dato ancora una chance a queste serie, almeno per quanto riguarda le prime puntate.

Ma veniamo al presente, finalmente sono riuscita a dare uno sguardo alla s04e01 di AHS Freak Show.
Devo ammettere che la scelta del tema di quest’anno non mi ha particolarmente entusiasmata, siccome il Circo per me non è mai stato un luogo né inquietante, né emozionante (ma non sto qui a raccontarvi la storia della mia vita). Fatto sta che questa ambientazione ha sicuramente del potenziale da vendere, almeno per come sia stata sfruttata fino a questo momento.
Scenario, costumi e trucco possono considerarsi attinenti e ben costruiti; per quanto abbia sentito critiche sull’aspetto del clown. Dal canto mio, sento di dire che il suo volto sia semplicemente grottesco e non fatto meramente per spaventare. L’inquietudine non è trasmessa dalla sua violenza, ma nella maniera in cui si comporta con la giovane e il bambino che ha rapito, ma ci trasmette anche grandi dubbi, perché? Sta cercando di ricostruirsi una famiglia che ha perso? E’ ancora troppo presto per darci una risposta, ma il promo ci dà molto a cui pensare.
La parte che mi ha più interessata è quella di Kathy Bathes, sebbene possa considerarsi marginale per ora, sono convinta che Ethel nutra ben più di una semplice devozione per Elsa.
L’ha salvata da una vita di ingiurie, questo è certo, ma mi sembra che nasconda sentimenti ben più grossi, ma queste sono ovviamente solo teorie.
Non ho molto da dire su Jessica Lange, per quanto le sue interpretazioni siano sempre magistrali, non riesco mai ad affezionarmi ai suoi personaggi (generalmente preferisco sempre la Rabes e la Paulson, non so perché), e dal primo assaggio, nemmeno quest’anno sembra convincermi, o almeno non del tutto.
Il suo cercare una gloria personale, utilizzando il dolore di terzi non fa che renderla un personaggio deprecabile, ma al calare del sipario, nell’ultima scena, devo ammettere di essere stata toccata da quei restanti fotogrammi. Elsa si spoglia, mostrando il suo grande segreto, il nascondere la sua “anormalità” nelle deformità, fingendo di essere come gli altri.
Mi chiedo quanto questo tormento possa giustificare la mercificazione di altri esseri umani. 
Spero che questo aspetto psicologico di Elsa diventi una delle colonne portanti, di cui AHS è sempre stato caratterizzato, senza perdersi troppo nell’eventuale storia tra le due gemelle siamesi e Jimmy.
Sono l’unica che ha notato come Dot sorrida inebetita all’uomo aragosta? Ciò ci porta inevitabilmente a pensare a un eventuale triangolo amoroso che sarà problematico a causa della condizione delle gemelle.
Sicuramente smorzerà la pesantezza della serie, ma la tendenza di Murphy a sminuire le tematiche in questa maniera sta diventando un tantino marcata dall’anno passato e non abbiamo intenzione di guardare un Glee Horror, grazie.
Last but not the least, una vecchia conoscenza spunta tra le scene. Beh, di vecchie conoscenze ce ne sono tante, ma di personaggi già interpretati ne abbiamo solo una, ovvero Pepper.
Sicuramente non avrete dimenticato il suo viso. L’indimenticabile Naomi Grossman è ritornata sulle scene ricalcando lo stesso personaggio che aveva interpretato in Asylum.
Pare che nulla sia stato confermato, sebbene IMDB abbia creditato la Grossman proprio come Pepper per la s04e01 e 02, quindi possiamo sperare sapere perché sia finita nell’ospedale psichiatrico e se davvero abbia commesso i crimini di cui era accusata.

Detto ciò, passiamo alle dolenti note. Dopo aver terminato la s05e01 di TWD mi sono sentita vuota. Il fatto che possa essermi piaciuta o meno non ha nulla a che fare con questo sentimento, quanto la totale mancanza di consistenza della puntata.
Non parlo degli avvenimenti, quanto della chiusura del cerchio Terminus, tanto da farla sembrare quasi un finale di stagione. 
Sarà che mi sono fatta TROPPE pippe mentali in questi mesi, sarà che mi aspettavo di più dalla location, dagli intrighi che potevano celarvisi, sarà che probabilmente mi aspettato anche un po’ di suspense e pathos, fatto sta che adesso è come se mi ritrovassi con le mani vuote. Tutto quello che abbiamo congetturato si è ridotto in una scena in un mattatoio, dove hanno reso note le teorie sul cannibalismo, una donna che in punto di morte spiega il perché dei loro crimini, è un mezzo flashback sul finale.
Finalmente abbiamo le risposte, ma è davvero tutto qui? O meglio, è solamente questo? Essere bestie o macellai?
 E’ davvero deprimente, probabilmente sul web ci saranno fan fictions di dubbio gusto più esaustive.
Non riesco nemmeno più ad arrabbiarmi per la maniera in cui i protagonisti si salvano sfacciatamente nemmeno avessero bevuto una boccetta di Felix Felicis, e penso che quello che ne abbia fatto indigestione sia proprio Glenn. Gli attimi prima dei vari tentativi di sgozzarlo non mi hanno nemmeno spaventata, alla lunga sono stati addirittura noiosi. Per non parlare di come Tyreese abbia fatto fuori senza armi un gruppo di zombie, davvero realistico!
Certo  la puntata non è stata tutta da buttare. Ho apprezzato la svolta di Carol, come abbia salvato i suoi compagni dalle grinfie di Gareth&Co. rivelandosi ancora una volta una donna con le contropalle, ma soprattutto è finalmente accaduto ciò che aspettavo forse da troppo: finalmente lei e Daryl si sono ritrovati!
La loro storia (?), amicizia (?) è uno dei rapporti che preferisco in questo telefilm e spero riesca a trovare una direzione netta, che non debba essere per forza amorosa.
Altro aspetto che non mi è dispiaciuto è lo scambio di battute tra Abraham e Rosita, che ci dà materiale a cui pensare per la prossima stagione.

Non credo ci sia davvero altro da dire, se non di dare nuovamente uno sguardo al finale, per chi non avesse guardato l’episodio fino all’ultimo istante. Se d’altro canto siete stati attenti, avrete notato il ritorno di un altro personaggio che avevamo dato per disperso: Morgan. Lo avevamo lasciato, ritrovato e di nuovo lasciato, ma ci toccherà aspettare per sapere cosa gli è capitato nel frattempo.