martedì 8 luglio 2014

Il femminismo nelle opere di William Shakespeare e G. R. R. Martin



Introduzione:
Fonti e somiglianze tra le opere di W. Shakespeare e G. R. R. Martin

Le fonti di ispirazione per la tragedie Shakespeariane sono innumerevoli, Chauser, Plutarco, Ovidio, sono solo alcuni nomi che possono essere considerati  tra i più citati, senza contare forse uno dei più noti avvenimenti storici, che Shakespeare utilizzò per la stesura di alcune sue opere storiche: la Guerra delle le due Rose ().
L’autore ha semplicemente “drammatizzato” la guerra civile, durata ben duecento anni, combattuta dalle casate dei Lancaster e degli York, modificando i fatti realmente accaduti a favore delle sue esigenze narrative, arricchendo la storia di dettagli che avrebbero incuriosito e deliziato il suo pubblico, come possiamo vedere in Richard II, Henry IV, Henry V, Herny VI, Richard III.
Shakespeare non è stato l’unico autore ad ispirarsi a questa diatriba familiare, numerosi sono stati i film, romanzi, trasposizioni teatrali basati sui seguenti fatti storici, come “The War of the Roses” che ha messo in scena l’adattamento teatrale di due delle tragedie di Shakespeare prima citate (Henry IV e Richard III) nel 1963, per poi essere adattata nel 65 per la televisione, ma non solo.
Lo scrittore di punta George R. R. Martin, famoso per la sua saga letteraria e televisiva “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, ha più volte dichiarato che Westeros, il continente in cui si svolgono le vicende da lui narrate, sia stato strutturato ispirandosi alla distribuzione geografica degli York e dei Lancaster, posizionando al Sud personaggi scaltri ed astuti, a differenza dell’ingenuità e dell’amore per la famiglia del Nord. Questi ultimi sono stati di grande ispirazione per le casate in lotta protagoniste della sua saga, i Lannister e gli Stark, i quali cognomi denotano una forte assonanza con quelli delle due famiglie inglesi.
Oltre alla fonte documentata, che innegabilmente accomuna i due autori, entrambi giocano sugli intrighi politici e sentimentali, contornati da temi forti quali la violenza, gli omicidi, la guerra, i tranelli, i complotti e le pugnalate alle spalle, ma soprattutto è impossibile non trovare somiglianze nei personaggi modellati dalla penna dall’autore americano con molti di quelli che hanno preso vita sul palcoscenico del Globe.
Un esempio lampante riguarda l’opera “Richard III”, composta tra il 1591-92, leggendone la trama troviamo forti collegamenti con la saga di Martin. In primis, uno dei protagonisti dei suoi libri, il nano, cervellotico e patricida, Tyrion Lannister ricorda lo storpio stratega, anch’egli patricida, Richard III (entrambi messi in scena da Peter Dinklage), inoltre, sempre nella stessa opera, il Lord di Glouchester pronuncia la frase «Now is the winter of our discontent» (1.1.1) , simile al noto motto della casata Stark «Winter is Coming» (POV I, Eddard Stark), che non indica solamente l’arrivo della fredda stagione invernale, ma è una metafora per annunciare un periodo di guerre e di devastazione.
Anche in altre tragedie non storiche possiamo trovare somiglianze tra i personaggi, come ad esempio Petyr Baelish, burattinaio degli intrighi e  tra i più scaltri giocatori del gioco del trono (A Game of Thrones è il nome del primo libro della saga), e Iago, colui che ha intessuto le trame dell’inganno ad Othello.


1. Personaggi Femminili

Basilare nella stesura delle opere di entrambi gli scrittori è l’influenza dei personaggi femminili. Le pagine di Shakespeare e Martin sono permeate da donne forti che fungono da fondamenta, quasi come uno scheletro, nelle loro storie, ma soprattutto danno una spinta nello sviluppo delle situazioni narrate, ornandole di elementi delicati ed eleganti, ma soprattutto intriganti. Non c’è una costante o una maschera: le protagoniste da loro descritte sono diverse e presentano ogni sfaccettatura dell’essere donna, dalla fragilità alla forza, dall’intelligenza all’ingenuità, senza rappresentare pienamente alcun topos letterario.
Alcune incarnano il cliché di donna che per tutelarsi necessita di camuffarsi da uomo, come accade ad esempio Rosalind in “As you like it”o ad Arya Stark in “A Song of Ice and Fire”, entrambe accomunate dalla fuga, esse però non sono le uniche. Un esempio ben più calzante è Brienne di Tarth, una donna dall’aspetto non gradevole ed alta ben più di due metri, che per affermarsi in una società maschilista, ha bisogno di brandire una spada e indossare un’armatura.
Come cita a riguardo Catelyn Stark in “A Clash of Kings” (secondo libro della saga) «Is there any creature on Earth as unfortunate as an ugly woman?» riferendosi a Brienne, rivelandoci quanto sia complicato sopravvivere in un mondo così misogino, senza avere un bell’aspetto.
A questo proposito,  molte delle protagoniste da loro descritte sembrano più propense ad utilizzare mezzi alternativi a dispetto delle più convenzionali armi, che caratterizzano le classiche eroine ritratte nell’immaginario comune.
Spade, archi e frecce sono una difesa possibile tra le eventuali armi in possesso di una donna,  Desdemona in “Othello” ne è un esempio,  la giovane figlia di Bradabantio non esita ad usare la sua voce come attacco per proteggere i propri sentimenti, contro coloro che affermavano che Othello si fosse servito di magie, per far sì che lei si innamorasse di lui. 
La forza di alcune delle donne descritte da Shakespeare e Martin sta proprio nell’essere dipinte come femminili e aggraziate, dotate di tenerezza e senso di comprensione, che non le rende più deboli,  ma moralmente forti, capaci di sapersi proteggere in situazioni di pericolo, utilizzando diversi modi possibili, ma soprattutto dimostrando che le lacrime non sono l’unica arma in possesso di una donna, come afferma anche Cersei Lannister in a “Clash of Kings”.
Nonostante ciò, spesso questo ideale è stato criticato dal femminismo, in quanto troppo “gentile” per essere vero, lontano dalla visione di donna forte che può farcela da sola.
In realtà, questi prodotti della penna di Shakespeare e Martin riescono ad allontanarsi da entrambi gli stereotipi, diventando personaggi unici nel loro genere, incarnando una donna che trae la propria forza dal suo spirito, in grado di prendere il meglio da qualsiasi situazione mediante l’intelligenza, la furbizia, ma soprattutto prendendo vantaggio anche dal proprio aspetto armonioso, che non la degrada, ma al contrario riesce ad elevarla e molto spesso anche a salvarla, diventando propriamente icone femministe.
Non si può dire che Shakespeare abbia partecipato a questo movimento, considerando che il termine sia stato coniato ben trecento anni dopo con la Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina nel 1791. Seppur non possa essere definito un femminista ufficialmente, i personaggi da lui creati non rappresentano il sesso debole, anzi sono esempi di intelligenza e scaltrezza, tanto da poter essere definiti personaggi “protofemministi”.
Martin, dal suo canto, ha vissuto negli anni ’70, sentendo sulla propria pelle il peso crescente di questo movimento, definendo se stesso un femminista, come ha affermato in un’intervista. I suoi personaggi femminili sono stati elogiati dalla maggior parte delle sue lettrici, in quanto è difficile trovare nel mondo fantasy donne che non si riconducano al cliché di principessa da salvare, che non partecipano all’azione, o l’esatto contrario, macchine da guerra, che non sviluppano sentimenti umani.
A questo proposito, Martin asserisce di non creare personaggi maschili o femminili, ma semplicemente umani, che sviluppano una crescita interiore, un’evoluzione, indipendentemente dal loro sesso.

Addentrandosi nella lettura di questi autori, è impossibile non riconoscere lo spessore di questi personaggi, non comprendere il potere che esercitano su coloro che le circondano e, senza alcuna difficoltà, si possono associare queste icone tra loro.
Come Lady Macbeth suggerisce a suo marito “Look like the innocent flower, but be the serpent under’t” (atto I, scena V) così che nessuno possa sospettare che loro siano gli artefici dell’assassinio di Re Duncan, anche Olenna e Margaery Tyrell (il cui emblema della loro casata è proprio una rosa) nascondono sotto il loro aspetto candido, come quello di un fiore, piani per la loro scalata sociale, degni del più astuto tra gli strateghi.
Questa citazione tratta da Macbeth potrebbe aver e ispirato Martin durante la stesura di “A Storm of Sword” (terzo libro della saga), il quale, durante la descrizione di un sogno, cita “I dreamt of a maid at a feast, with purple serpents in her hair, venom dripping from their fangs.” parlando di una dama dalla bellezza sconfinata, che nascondeva tra i capelli un terribile veleno impiegato per compiere un regicidio, cosa che accomuna così tanto Olenna a Lady Macbeth, insieme alla forza di entrambe di tenere in pugno gli affari delle proprie famiglie, da poter quasi affermare che Lady Tyrell sia stata plasmata sotto lo stampo di questo personaggio shakespeariano.


2. Juliet e Jeyne

Emblema dell’amore tragico, Juliet evoca l’immagine di un’adolescente ingenua, innocente e ancora troppo giovane per il matrimonio, nonostante la proposta che Paris inoltra a suo padre, all’inizio dell’opera. 
Il suo personaggio appare tormentato da catene invisibili, che le impediscono di trovare il suo posto nella società, l’unica persona che si cura dei suoi bisogni è la Nurse, che prova a darle una visione realista e concreta dell’amore, un sentimento fugace che infiamma l’anima sul momento, ma si dimentica facilmente. Nonostante ciò, la balia continua ad esserle vicina, aiutandole a scrivere l’epilogo della sua triste storia.
La Nurse, infatti, è l’unica insieme al Friar a conoscere del matrimonio tra Romeo e Juliet e,  nonostante la sua disillusione verso l’amore, li aiuta per il bene della piccola Capulet.
Nel corso della tragedia, Juliet compie un’evoluzione, da bambina inesperta affronta un breve viaggio verso l’età adulta e le responsabilità che ne concernono, incontrando difficoltà e vivendo in pochi giorni tutte le esperienze più dure che si possano provare: il folle innamoramento, l’orrore per la morte di un cugino, il doloroso obbligo che l’avrebbe allontanata dal suo amato.
Juliet diventa donna, cambia totalmente il modo di vedere l’ordine delle cose. Nelle prime battute, troviamo  una ragazzina ancora inesperta, impreparata ai suoi doveri coniugali, che ammette tramite la frase “It is an honour that I dream not of.” (1.3.66), riferendosi al matrimonio che i genitori avevano accordato con Paris, di non essere pronta per qualcosa di così grande, per poi vederla cambiare totalmente, durante il secondo atto.
Solo uno sguardo e un bacio di Romeo, capovolgono la situazione, rendendola libera di provare un amore folle sin dai primi istanti, tanto da dire:

Three words, dear Romeo, and good night indeed.
If that thy bent of love be honourable,
Thy purpose marriage, send me word tomorrow, 
By one that I’ll procure to come to thee,
Where and what time thou wilt perform the rite,
And all my fortunes at thy foot I’ll lay,
And follow thee my lord throughout the world.

(2.2. 142-148)

rinnegando impulsivamente la promessa fatta ai genitori, scrivendo inconsciamente l’epilogo della propria storia.
Questo “star-crossed love” muore a causa di una faida antica, che sembrava quasi impossibile da mettere da parte, anche al costo di sacrificare i propri figli.
Un destino simile accomuna i due giovani amanti di Verona ad altri due del Westeros, Robb Stark e Jeyne Westerling.
Le strade di Robb e Jeyne si incrociano durante una battaglia combattuta dal Lord di Winterfell (Robb Stark), contro la casata dei Lannister, di cui i Westerling sono alfieri.
Il loro “fortuito” incontro è ben più violento, al contrario del ballo indetto dai Capulet, i due sventurati amanti si ritrovano entrambi coinvolti durante l’assalto ad un castello. Sebbene facessero parti di fazioni differenti, Jeyne non esitò a curare le ferite di Robb, consolandolo per la perdita di entrambi i suoi fratelli minori.
Fu così che entrambi si innamorarono perdutamente, decidendo di sposarsi immediatamente alle spalle delle proprie famiglie, nonostante il lord di Winterfell fosse promesso ad un’altra ragazza, la bella Rosalin Frey.
La sorte di Jeyne è amara, ma diversa, infatti la fine del suo matrimonio non è decisa dal suo suicidio, ma dall’omicidio del suo sposo, da parte di una congiura alla quale partecipa anche sua madre.
L’elemento fondamentale che accomuna  le due giovani non è solo l’amore nato sotto una cattiva stella, ma una famiglia alle spalle che non le considera esseri umani, ma una merce da scambiare col miglior offerente.
Juliet è costretta a ricevere le peggiori offese e umiliazioni da parte di suo padre, quando decide di rifiutare Paris, Jeyne invece subisce abusi fisici, quando la madre prova ad allontanarla dall’unico ricordo che ha di suo marito, la sua coroncina.
In queste situazioni entrambe riescono ad incarnare la stessa idea di personaggio, una ragazza che cresce troppo velocemente e viene sottoposta ad avvenimenti troppo dolori per la sua giovane età, ma nonostante tutto riesce a prendere in pugno la sua situazione, a contrastare i propri genitori in nome del proprio amore e a lottare per i propri sentimenti.
Juliet e Jeyne rappresentano l’ingenuità dell’adolescenza, entrambe guardano il mondo con occhi così ingenui, da non immaginare nemmeno che il mondo adulto possa distruggere non solo il proprio amore, ma mettere fine a delle vite innocenti, sacrificandole a favore di guerre insensate, di cui non se ne conosce più la motivazione.


3. Desdemona e Lyanna Stark

Possiamo definire Desdemona come una guerriera senza spade, l’unica arma in possesso dell’aristocratica veneziana, è la sua voce, la sua eleganza, che l’hanno resa una delle eroine più amate nell’universo shakespeariano.
La forza di Desdemona risiede unicamente nel suo carattere, nel suo essere leale e mai passiva o sottomessa, nonostante sia stata vittima di abusi da parte di suo marito Othello.
Quando suo marito la schiaffeggia, la sua unica risposta è : “I have not deserved this.” (4.2.240), che può sembrare un atto di remissività, ma in realtà avvalora la sua forza, in quanto non versa alcuna lacrima, ma risponde con un’affermazione tagliente e sincera, più dolorosa del suo schiaffo.
La bellezza di questo personaggio sta nell’essere un’avventuriera, questa donna si innamora di un Moro semplicemente ascoltando le storie di paesi lontani che lui aveva raccontato al cospetto di suo padre. E’ desiderosa di viaggiare, di arrivare fino a Cipro e di scoprire e vedere con i suoi occhi mondi a lei sconosciuti fin ora, insieme al suo amato marito.
La sua scelta di sposare Othello, la rende una ribelle per la sua epoca, poiché era impossibile giustificare o approvare un matrimonio interraziale nel ‘600.
Desdemona dimostra di essere intelligente, di andare oltre la razza e la provenienza del Moro, poiché è totalmente innamorata della sua persona, tanto da difendere ferocemente il suo matrimonio, andando contro suo padre, la sua comunità e la sua epoca. Ed è proprio a suo padre, più che a tutti i presenti, che confessa di amarlo e di essere legata ad Othello e di rispettare i suoi doveri di moglie, ma di nutrire comunque rispetto per colui che l’ha messa al mondo ed educata, in questa citazione:

My noble father,
I do perceive here a divided duty.
To you I am bound for life and education.
My life and education both do learn me
How to respect you. You are the lord of duty.
I am hitherto your daughter. But here’s my husband.
And so much duty as my mother showed
To you, preferring you before her father,
So much I challenge that I may profess
Due to the Moor my lord.”
(1.3.182-190)

La bellezza di questo personaggio, non risiede solo nel suo essere fuori dalle righe, ma nella sua devozione e nel suo altruismo, Desdemona ama Othello non solo per le storie da lui raccontate, ma è innamorata del suo lato fragile, dell’uomo che ha sofferto, dell’orfano.
La giovane veneziana non mostra questo suo lato amorevole e devoto solo al marito, la sua generosità si estende anche a coloro che la circondano, non esita ad aiutare Cassio quando le viene chiesto, cercando in ogni modo di intercedere per lui con suo marito, nonostante questo abbia causato la sua morte. 
La Desdemona guerriera e altruista descritta da Shakespeare assomiglia a Lyanna Stark, personaggio che appare nei libri come un ricordo lontano di una donna dallo spirito di lupo, energica e comprensiva.
Le due donne sono accomunate dal modo in cui si ritrovano a difendere coloro che ne hanno bisogno; ci sono pochi aneddoti che si conoscono di Lyanna, uno dei quali la lega a Howlard Reed, un uomo dalla statura minuta, preso in giro durante un torneo.
La giovane Stark impietosita dalla scena attacca verbalmente i tre uomini che avevano aggredito il piccolo scudiero, e in seguito li minaccia con una spada.
Le somiglianze non si fermano all’altruismo che condividono, la morte di entrambe è decretata dall’amore che nutrono per qualcuno per cui non avrebbero dovuto.
Lyanna, nonostante fosse già promessa a Robert Baratheon, si innamora del principe Rhaegar Targaryen, la loro unione, come quella di Desdemona ed Othello, era impossibile da accettare e il promesso sposo di Lyanna accusò il principe di averla rapita e stuprata, come lo stesso Othello fu accusato di aver sedotto Desdemona attraverso dei riti magici.
Non si può dire che Rhaegar abbia ucciso Lyanna per gelosia, come è accaduto per la creatura della penna di Shakespeare, ma ne è stato sicuramente la causa, la Stark esala il suo ultimo respiro in circostanze sospette, in un letto di sangue e rose.
Nonostante la fine crudele che hanno compiuto a causa di un amore in cui sono state fiduciose, senza esser state ripagate, Lyanna e Desdemona rappresentano la fiducia nell’amore e nel prossimo, l’onestà e la lealtà.
Il fascino che esercitano sul lettore parte dalla loro forza inconscia, dal modo per cui lottano e amano ferocemente, senza remora, né rimpianti, anche d’innanzi un’ingiusta e precoce morte.


4. Cleopatra e Cersei

Orgoglio e passione sono aggettivi che possono descrivere perfettamente Cleopatra, la regina d’Egitto. Delle personalità descritte da Shakespeare, la sua è sicuramente una delle più variopinte: sensualità, coraggio, audacia si intrecciano dipingendo un personaggio fuori dalle righe, una donna capricciosa, che sa come ottenere ciò che più desidera e non accetta un no come risposta.
Lo dimostra come durante le prime scene quando cerca di manipolare Antony con dei giochi mentali. Nonostante dia l’idea di una donna che sa giocare col fuoco senza scottarsi, devota unicamente al piacere, in realtà finisce per innamorarsi completamente di lui, finendo per diventare la cosa più importante nella sua vita.
Il suo manipolarlo è stata la causa del suicidio del suo amato, causando la fine dei giochi e la vittoria di Ottaviano. L’orgoglio sconfinato della regina d’Egitto e la perdita del suo amante hanno causato il suicidio di quella che si può definire una delle prime icone di potere femminile.
Cleopatra non è solo una donna capricciosa e lussuriosa, da ridurre semplicemente allo stereotipo di “harlot-queen”, Cleopatra ha tra le sue mani non solo il cuore di Antony, ma il destino del suo popolo e nonostante ciò, dà via la possibilità di essere la regina, per un amore che l’ha distrutta dall’interno.
La frase di Martin “We are only human and the Gods have fashioned us for love.” è calzante per descrivere la maniera in cui ama Cleopatra, questa passione corrosiva la rende gelosa follemente, l’idea che Antony abbia sposato Ottavia la devasta tanto da infuriarsi  e colpendo il malcapitato messaggero.

CLEOPATRA: Is she as tall as me?
Messenger: She is not, madam.
CLEOPATRA: Didst hear her speak? is she shrill-tongued or low?            
Messenger: Madam, I heard her speak; she is low-voiced.
CLEOPATRA: That's not so good: he cannot like her long.
(...)
CLEOPATRA: I think so, Charmian: dull of tongue, and dwarfish!
What majesty is in her gait? Remember,                                            
If e'er thou look'dst on majesty.
Messenger: She creeps:
Her motion and her station are as one;
She shows a body rather than a life,
A statue than a breather.
CLEOPATRA: Is this certain?
Messenger: Or I have no observance.                                                           
(...)
CLEOPATRA:           He's very knowing;
I do perceive't: there's nothing in her yet:
The fellow has good judgment.
(...)
Messenger: And I do think she's thirty.
CLEOPATRA: Bear'st thou her face in mind? is't long or round?
Messenger: Round even to faultiness.
CLEOPATRA: For the most part, too, they are foolish that are so.
Her hair, what colour?                                                                           
Messenger: Brown, madam: and her forehead
As low as she would wish it.

(3.3.13-37)
Il dialogo tra Cleopatra e il messaggero mostrano le fragilità e le insicurezza che si nascondono dietro una donna così forte da poter governare, ma da non riuscire ad accettare che il proprio amante si sia sposato con un’altra.  Cleopatra ha bisogno di certezze, di sentirsi bella, poiché sente il peso degli anni privarla della sua bellezza, delle sue convinzioni.
E’ questo alone di incertezza a renderla simile a Cersei Lannister, l’algida regina di Westeros. Cersei è una leonessa pronta a graffiare chiunque si metta tra lei e il proprio amante Jaime, ad eliminare qualsiasi pretendente cerchi di allontanarla dal trono. Questa sua paura nasce da una profezia che le fu fatta da bambina:
Aye. Queen you shall be... until there comes another, younger and more beautiful, to cast you down and take all that you hold dear.”
(A Feast For Crows)
Da quel momento il terrore di perdere ogni cosa ha animato la sua vita, rendendola una donna fredda e attaccata ai figli e al suo amante, fino a diventare ossessiva. Cersei è consapevole della sua bellezza, di quanto potere lei abbia, ma allo stesso tempo la certezza che un giorno sarà privata dell’unica cosa a cui abbia mai ambito fin da bambina, le fa perdere totalmente il controllo, specialmente quando suo figlio, erede al trono sposa una giovane donna, bella e amata dal popolo. Cersei, come Cleopatra, si trova spesso a comparare la propria bellezza con le qualità della nuova reginetta, la sua mente la porta addirittura a macchinare piani diabolici per allontanarla dal suo amato bambino.Ed è così che due donne tanto ambiziose ed autorevoli vengono sottomesse dalla gelosia, arrivando a commettere atti crudeli, come minacciare un messaggero o addirittura, nel caso di Cersei, accusare e mettere sotto processo una donna innocente.
Le loro somiglianze non si fermano qui, entrambe sono considerate donne lussuriose e passionali. Il loro amore non è puro, ingenuo è un sentimento così forte da arderle completamente come un fuoco e non lasciare più nulla, se non le ceneri.
Cersei e Cleopatra non sono possono essere ridotte solo a due amanti, a due donne gelose, sono infatti due regine che non abbassano la testa di fronte all’umiliazione, non lasciano che qualcuno possa sottometterle e usano qualunque mezzo sia in loro possesso per evitarlo,

[SPOILER ADWD]

come Cersei cammina a testa alta nuda durante il suo processo, così Cleopatra lascia che la morte la prenda pur di non essere fatta schiava.














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