lunedì 7 aprile 2014

Game of Thrones 4x01 "Two Swords"

Come al solito le premier significano ricapitolazione degli eventi accaduti durante il finale e un piccolo sguardo su quelle che sono le vite dei personaggi considerati principali (ma che in realtà non sono) di Westeros.

La prima puntata di questa stagione sembra partire da ricordi lontani, ma di certo marchiati a fuoco nella nostra memoria, una delle primissime scene proposteci da D.& D. (D. Benioff &  D.B. Weiss) ci presenta un Eddard Stark ancora vivo, che sfodera la lama per processare uno disertore dei Guardiani della Notte, seguita da un’altra scena, quella stessa lama che dà il colpo finale ad un Ned ormai cambiato, accusato di tradimento nei confronti del reame e di quello che per lui era molto più di un fratello, Robert Baratheon.
Tutti sappiamo come Eddard Stark rappresenti l’onore in questa saga, e che mai si sarebbe potuto considerare un traditore. La sua fine rappresenta uno strano contrappasso, per una vita così dedita alla lealtà e all’integrità.

In questo episodio ritroviamo quindi Ghiaccio, che pensavamo fosse ormai perduta tra le grinfie di Ilyn Payne (per chi non ricordasse, il Boia di corte), fusa per generare due nuove spade, in acciaio di Valyria, su ordine di Tywin Lannister.
Riconosciamo in sottofondo una melodia nota “The Rains of Castamere”, mentre lo vediamo gettare tra le fiamme la pelle scuoiata di quello che era Grey Wind (il metalupo di Robb Stark).
In questa scena ritroviamo un primo piano di Tywin letteralmente mozzafiato, con un solo sguardo riusciamo a leggere sul suo volto il compiacimento per la dissoluzione di quelli che rappresentavano due grandi simboli del Nord e la sua rovinosa sconfitta. 
Penso che Two Swords non si sarebbe potuta aprire con una metafora migliore, una scena così toccante e ancora dolente per i sostenitori degli Stark.

Scopriamo subito per chi è stata forgiata una delle due spade: Jaime Lannister.
Incappiamo quindi in un discorso padre figlio, che ci appare più come un rapporto superiore-subordinato. Tywin, infatti, sembra quasi voler indorare la pillola con quel prezioso regalo, avendo intenzione di mandare il suo primogenito a Castel Granito, per governare in sua vece.
Quest’ordine, non troppo mascherato da richiesta, non viene accolto positivamente da Jaime, in quanto ancora capitano della Guardia Reale.
Ma per un cavaliere che ha passato la sua vita a pronunciare voti, a servire il suo re, quanto può essere difficile diventare Lord, prender moglie e vivere la sua vita?
Jaime Lannister ha conosciuto solo tre verbi nella sua esistenza: obbedire, servire e amare, per quanto il primo gli sia andato sempre un po’ stretto. L’idea di smettere a quarant’anni di fare le uniche cose per cui sia nato, gli risulta tragicamente impossibile, così come l’idea di allontanarsi dai suoi due fratelli, finalmente ritrovati.
Non è solo Tywin a prendersi gioco dei valori di Jaime, infatti anche Joffrey sferrerà colpi bassi al suo orgoglio, sminuendo le sue non note imprese, che sappiamo solo Brienne abbia avuto l’onore di conoscere e comprendere.

La scena così passa ad un altro Lannister, precisamente a Tyrion il quale si ritrova ad attendere uno dei personaggi più aspettato dai lettori: Oberyn Martell.
Per quanto la scena sembri inizialmente molto simile alle pagine della saga, la riscopriamo completamente opposta. Il Folletto, insieme al fedele Pod e al meno fedele, ma ironico, Bronn, danno il benvenuto ad un gruppo di dorniani, scoprendo amaramente che il mansueto principe Doran (Lord di Dorne), non presenzierà al matrimonio di Re Joffrey, inviando al suo posto suo fratello, l’ardito principe Oberyn.
Anche lui manca all’appello, ma questa scelta (che rappresenta la vera differenza con i libri) è legittimata dal voler dare al nuovo personaggio una cornice ben definita.

Troviamo infatti Oberyn e la sua consorte, Ellaria Sand (bastarda di nascita e fiera) in un bordello, circondati da prostitute. Sin dall’inizio si capisce che entrambi sono una coppia dai forti appetiti, ma le prostitute di Littlefinger non riusciranno a saziarlo, perché l’unica cosa che desidera davvero è la vendetta. Il solo ascoltare l’intonare delle note di “The Rains of Castamere”, smuove l’ira del dorniano, portandolo ad attaccare dei soldati Lannister.
Nel suo dialogo con Tyrion rivela quelli che sono i suoi sentimenti più reconditi,  il dolore per la perdita della sorella Elia Martell, moglie di Rhaegar, e i suoi nipoti.
Le sue parole sono affilate come la punta della sua famosa lancia, il ricordo di quella perdita è ancora vivo e continuerà ad animarlo fin quando non avrà la sua vendetta nei confronti di Gregor Clegane e di colui che diede l’ordine di ucciderla, Tywin Lannister.
Una piccola nota riguardo la scelta di Pedro Pascal per il ruolo della Vipera Rossa. Sinceramente sono un po’ delusa, non posso essere certa di questo parere basato su poche scene, ma forse la mia immaginazione è andata troppo oltre e non lo vedo -fisicamente- adatto alla parte.
Potrei probabilmente cambiare idea, ma mi dilungherò sulla cosa in un post futuro, dedicato interamente a Oberyn.

Ed eccoci arrivare al momento lacrime: una Sansa distrutta dal dolore per la perdita della propria famiglia, che rivela a suo marito, figlio di colui che stilato i termini della dipartita di suo fratello, tutta la sua amarezza, non risparmiando i dettagli più crudi.
Trovo che Tyrion, per quanto non ami il suo personaggio, esprima qui il suo lato più tenero, che a mio parere non è mai emerso davvero durante le passate stagioni.
Non si tratta di compassione, nel senso di pena, ma proprio di tenerezza, verso coloro che come lui hanno subito ingiustizie ignobili e imperdonabili. Sansa è costretta a vivere tra coloro che hanno fatto letteralmente a pezzi la sua famiglia e il Folletto sa quanto sia arduo e debilitante.
Un personaggio che vediamo avvicinarsi a lei è Ser Dontos, uomo che lei stessa ha salvato dall’implacabile sete di sangue di Joffrey. Non pensavo che lo avremmo visto mai sulle scene e la cosa è stata piacevolmente gradita. Sembra che nessuno -eccetto il re- riesca ad essere sgradevole con Sansa, così, Ser Dontos, ripaga il debito che ha nei suoi confronti, ma ci aspettiamo molto di più, che una semplice collana.

E come è cambiato tutto nella vita della povera Sansa Stark, così la lontananza da Jaime ha modificato i sentimenti di Cersei, incolpandolo di non amarla abbastanza, da riuscire a tornare da lei immediatamente.
Sappiamo tutti che Jaime nel frattempo ne ha passate tante, forse troppe e non avrebbe meritato di certo questo comportamento, specialmente considerando che ogni giorno durante la sua assenza, abbia bramato unicamente le braccia della sorella.
Il sentimento di Jaime per me rimane una delle cose più commoventi dell’intera saga e in questa scena notiamo quanto lui sia quasi preso da sgomento, per via dell’atteggiamento della gemella.
Cosa che notiamo, non sia reciproca, per via dell’impossibilità di accontentare la regina reggente.

Sansa non è l’unica a rimembrare il defunto Re del Nord, tornato dall’ “oltre” la Barriera, Jon riceve  ed incassa la notizia. 
Per lui il peggio non è passato, infatti non ritrova a Castle Black il vecchio comandante Jeor Mormont, ma altri confratelli pronti a giudicarlo colpevole di aver infranto i suoi voti e ucciso Qhorin il Monco.
Jon Snow, cresciuto nell’onore della casata Stark, si assume tutte le responsabilità, forse anche più di quelle necessarie, per ciò che è accaduto nelle stagioni precedenti. 
Avresti anche potuto evitare di dire di aver “giaciuto” con una ragazza del popolo libero, oh no, Jon?
Sicuramente anche la scelta di offendere Janos Slynt non sarà per lui una gran mossa, ma si sa, gli Stark hanno sempre il dono di mettersi contro le persone sbagliate nel momento peggiore.
Fortunatamente, le notizie rubate al Re oltre la Barriera, riguardo un imminente attacco del popolo libero,  hanno salvato Jon dalla stessa fine di suo padre e di suo fratello.

Ho apprezzato molto i piccolo dialogo tra Margaery e Brienne; come la rosa di Highgarden rappresenti una semplice pedina, devota unicamente a chi convenga alla sua famiglia, ma assolutamente furba e scaltra e la donzella di Tarth, ancora legata al fantasma di Renly.
Ma non è solo fedele al Re di Highgarden, bensì anche a Lady Stark. 
Brienne sembra sia incapace di sciogliere le promesse fatte, anche a coloro che ormai sono morti, chiedendo a Jaime di mantenere il suo voto: salvare le due giovani Stark.

L’unica pecca della puntata, l’ho trovata proprio nell’Essos. Chi mi conosce sa che non sono una sostenitrice di Daenerys, ma parlando assolutamente oggettivamente, ho molto apprezzato l’impatto scenico dei draghi e il loro ribellarsi alla propria madre, come la presa di coscienza riguardo la sua marcia verso Meereen. D’altra parte, le scene restanti sono state riempite da momenti oserei dire inutili, quando si sarebbe potuto dar spazio ad altri personaggi che non sono stati inseriti.
Daario e Grey Worm che giocano d’azzardo, seriamente
Per non parlare della sua ipotetica “cotta” per Missandei. Non sono contro il romanzare determinate situazioni, ma la scelta deve avere un criterio.
Il recasting di Daario, per quanto disturbante, ma necessario, l’ho trovato coerente, o almeno considero Michiel Huisman perfetto e molto più simile alla versione descritta da Martin.

Ed infine una piccola occhiata ad Arya e al Mastino, ancora erranti dopo il Red Wed, verso la Valle di Arryn. L’unica nota dolente riguardo questa trasposizione è sicuramente il modo in cui Arya affronta Polliver. Per quanto D. & D. abbiano voluto mostrarci la vendetta di Arya fredda e identica a ciò che il sadico aveva inferto al suo amico, avrei preferito vedere la furia della bambina accanirsi su di lui, mostrandoci quello che si racchiude nella sua anima, non più innocente, ma di vendicatrice senza sentimenti.












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